Dai Bidognetti al terrorismo, decine di milioni in ballo. Indagati nomi eccellenti

CASAL DI PRINCIPE. Un’inchiesta che potrebbe ridisegnare la camorra come la conosciamo ora e i collegamenti con le organizzazioni straniere.  Ci sarebbe la camorra e in particolare il clan dei Casalesi dietro un ingente traffico internazionale di armi.

 

Da questa mattina su ordine della Dda di Napoli, il Gico della Guardia di Finanza di Venezia sta eseguendo perquisizioni in tutta Italia e in particolare nel Casertano. Sono oltre trenta gli indagati per i reati di associazione a delinquere finalizzata al traffico di armi da inviare nei paesi africani. Il traffico riguarda in particolare la vendita di componenti di aerei, elicotteri e fucili mitragliatori. Nel mirino un’organizzazione che si occupava anche dell’arruolamento di mercenari. Ed e’ qui che l’inchiesta napoletana si sarebbe intrecciata con altre che sono in corso nel Veneto. Uno dei paesi maggiormente coinvolti nel traffico e’ la Somalia.

 

Nomi eccellenti ci sono nell’inchiesta che vede iscritte nel registro degli indagati trenta persone. Tra queste ci sono anche casertani come Francesco Chianese, in passato considerato vicino al clan dei Casalesi. Ci sono ex esponenti della Mala del Brenta di Felice Maniero come Giancarlo Carpi, fondatore della struttura paramilitare “Legione Brenno”. Ci sono, infatti, top manager come Andrea Pardi, dirigente di Società Italiana Elicotteri.

 


Frame da un video di propaganda dell'Isis. Una cellula di estremisti islamici che operava tra l'Italia e i Balcani è stata smantellata dall'Antiterrorismo della Polizia, al termine di una lunga indagine. La cellula, secondo quanto si apprende, era dedita al reclutamento di aspiranti combattenti e al loro instradamento verso le milizie dell'Isis. Roma, 25 marzo 2015. ANSA/POLIZIA DI STATO +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++

 

L’indagine è partita proprio seguendo un imprenditore ritenuto vicino alla fazione dei Casalesi riconducibile a Francesco Bidognetti, il boss ergastolano detto “Cicciotto e mezzanotte”. Difficile da quantificare il giro di affari anche se il business sarebbe di decine di milioni di euro, almeno a giudicare dal prezzo di quattro super elicotteri venduti in Armenia e finiti al centro dell’inchiesta.

 

L’organizzazione, oltre a fornire armi a diversi paesi africani come Somalia, Libia, Sudan e Nigeria, si premurava di addestrare anche mercenari. Nel corso delle perquisizioni che hanno riguardato anche gli uffici di imprenditori e manager sono stati sequestrati computer e supporti informatici.




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