Imprenditore anticlan ucciso, tre pentiti condannati. Ergastolo a Iovine

CASAPESENNA/SAN CIPRIANO D’AVERSA. Trenta anni. Hanno dovuto attendere tanto i familiari di Mario Diana, vittima innocente di camorra, per avere finalmente giustizia. La parola fine ad una dolorosa vicenda, cominciata il pomeriggio del 26 giugno 1985, davanti al bar Oreste di Casapesenna, è stata messa giovedì scorso con il pronunciamento della Suprema Corte di Cassazione.

 

Sono stati condannati in via definitiva tre collaboratori di giustizia che hanno partecipato con vari ruoli al delitto. Confermati i 14 anni di reclusione per gli ex killer dei Casalesi Giuseppe Quadrano e Dario De Simone. La pena più alta resta quella per Antonio Iovine, condannato all’ergastolo per non aver presentato Appello dopo la sentenza di primo grado.


 

Diana fu ucciso ad appena 49 anni, lasciando una moglie e quattro figli per essersi opposto alla camorra.  Un uomo integerrimo che pagò con la vita la volontà di preservare la sua impresa dai capitali sporchi di quelli che stavano per diventare i nuovi Casalesi.

 

Diana fu raggiunto dai killer davanti al bar della piazza centrale di Casapesenna, nella quale era arrivato alla guida della sua Citroen Bx. Secondo quanto confermato dai pentiti, Diana venne pedinato fin dalla sua abitazione e poi chiamato per nome dai sicari prima di freddarlo.




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