Morta dopo un intervento chirurgico, sequestro per 6 medici

SANTA MARIA CAPUA VETERE. Il giudice monocratico del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Eleonora Pacchiarini, ha disposto un sequestro conservativo dei beni di cinque medici imputati di omicidio per diverse decine di migliaia di euro tra conti correnti e proprieta’ immobiliari, nell’ambito di un processo per la morte, a seguito di diverse operazioni ritenute sbagliate dai periti della procura, di una donna di 69 anni. Dibattimento nell’ambito del quale oggi ha deposto uno dei figli della vittima di malasanita’, e che vede alla sbarra 6 medici. Per uno di loro non e’ stato eseguito il sequestro, chiesto dalla famiglia offesa, Alfonso Furgiuele, per un errore di trascrizione.

 

 

“Il 3 maggio del 2012 mio padre mi disse che il ginecologo di fiducia di mia madre, Franco Lopez, si era detto dispiaciuto della accaduto e che la Tac aveva evidenziato un grosso problema. ‘Abbiamo agganciato l’intestino alla parete addominale quando abbiamo ricucito l’addome’, spiego il medico, aggiungendo che bisognava intervenire di nuovo chirurgicamente”, racconta in aula Giovanni Carrillo, figlio di Elena Trepiccione, la 69enne deceduta il 13 giugno di tre anni fa nella clinica Pineta Grande di Castel Volturno dove era stata trasferita d’urgenza, su insistenza dei familiari, dopo essere stata sottoposta a due interventi chirurgici presso la clinica a Minerva-Santa Maria della Salutea di Santa Maria Capua Vetere.

 

 

Alla sbarra ci sono proprio sei camici bianchi della clinica Minerva: Franco Lopez, Antonietta Esposito, Antimo Di Monaco, Andrea Tartaglione, Marco Maria Crescenzo Muto e Michele Scapaticci, rinviati a giudizio per omicidio colposo. Carrillo, poliziotto presso la Questura di Napoli, costituitosi parte civile insieme al padre e alla sorella e difesi dagli avvocati Angelo Reccia, Alfonso Furgiuele e Alfonso Reccia, ha ripercorso in aula quelli che sono stati i 48 giorni di agonia della madre, fino al decesso. Tutto inizia quando la donna si reca dal suo ginecologo di fiducia lamentando perdite di sangue; le viene diagnosticato un polipo cervicale e programmato un intervento in day hospital presso la clinica Minerva che venne effettuato il 27 aprile 2012.

 

 


” Mia madre – ricorda il figlio – inizio’ a lamentare atroci dolori all’addome fin dalle prime ore successive all’operazione. Ci venne detto che era normale e che era normale anche quel vomito continuo. Solo dopo qualche giorno, su insistenza di mio padre, Lopez con la sua equipe decise di sottoporre mia madre a una Tac dove fu evidente che avevano cucito l’intestino alla parete addominale”. Il 3 maggio la donna venne nuovamente operata.

 

 

“I medici ci dissero che era andato tutto bene – racconta Carrillo al giudice – e che avevano risolto il problema. In realta’ mia madre continuava a peggiorare. Poi ci dissero che era sorta una complicanza, un problema cardiaco. Non ci fidavamo piu’ di quei medici, insistemmo per portarla via, e fu trasferita in ambulanza alla clinica Pineta Grande. Li’, dopo una Tac, i medici ci dissero che il problema non era cardiaco, ma ci informarono purtroppo che mia madre versava in condizioni gravissime e che l’intestino era perforato in piu’ punti e in peritonite, quindi doveva essere necessariamente rioperata nuovamente quanto prima. Dopo 48 ore dalla intervento, apprendemmo dai medici di turno della rianimazione che mia madre, sempre in coma, aveva una infezione polmonare, infezione dovuta alla setticemia. Situazione che era peggiorata fino al decesso”.

 

Elena Trepiccione
Elena Trepiccione

 

Da qui la denuncia della famiglia contro i medici della clinica di Santa Maria Capua Vetere che avevano eseguito le prime due operazioni e l’esito della perizia medico legale che evidenzio’ anomalie nella cartella clinica, in particolare sulla intervento del 3 maggio. “La cosa piu’ incredibile e’ che scoprimmo che mia madre non era affetta da carcinoma all’utero, bensi’ da una semplice fibromatosi uterina, quindi non tumore maligno ma benigno, e avrebbe potuto scegliere di non operarsi”. Nella prossima udienza saranno ascoltati proprio i medici incaricati dal tribunale per le perizie.




Condividi