Carmine Schiavone prende il capozona di Aversa dalle fila dei Bidognetti

CASAL DI PRINCIPE/AVERSA. Quindici persone. Questo l’esiguo gruppo di persone che formava il clan di Carmine Schiavone. A dirlo è Raffaele Maiello, detto 101, nelle sue prime dichiarazioni da pentito il 17 gennaio 2013. Si tratta di verbali che fanno parte dell’ultima ordinanza notificata al figlio di Sandokan ed ad altri affiliati nell’ambito dell’operazione Azimut.

 

Pochi giorni dopo questa prima dichiarazione Maiello parla ai magistrati della Dda di Napoli di una riunione nel corso della quale Carmine Schiavone decise di affidare a Vincenzo Borrata il ruolo di referente su Aversa per le attività illecite. Agli inizi di settembre lo stesso Borrata aveva detto di essere un appartenente del gruppo Bidognetti, ma fu convocato dallo stesso Carmine Schiavone.

 

Schiavone gli disse che da quale momento in poi se avesse voluto ritirare estorsione ad Aversa “non avrebbe più dovuto fare riferimento alla famiglia Bidognetti, ma alla famiglia Schiavone”. Un passaggio che venne accettato di buon grado dallo stesso capozona.


 

Carmine Schiavone
Carmine Schiavone

Secondo quanto raccontato dallo stesso Maiello, infatti, Borrata rispose “che per lui era un onore affiliarsi agli Schiavone”. Insieme a Maiello, Schiavone e Borrata c’era anche Carmine Iaiunese. Sempre in quella riunione, svoltasi a settembre 2012, si parlò anche delle piazze di spaccio attive ad Aversa. In quella circostanza, secondo il racconto di Maiello, Borrata propose a Carmine Schiavone di chiedere una tangente per ogni piazza di spaccio.




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