Addio Lucariè, le reazioni per la scomparsa di De Filippo

SPETTACOLO (Marina Iadicicco). Ieri pomeriggio, nella sua casa romana, si è spenta “l’ultima costola” del grande Eduardo, Luca De Filippo. Noto attore e regista del teatro italiano, è stato stroncato, all’età di 67 anni, da un male incurabile. Il 10 Novembre, ricoverato per una discopatia, aveva interrotto la tournée dello spettacolo “Non ti pago”, facendosi sostituire da GianFelice Imparato, spettacolo andato in scena anche a Caserta il 16 Ottobre, inaugurando la stagione teatrale 2015/2016 del Teatro Comunale.

Sin da bambino, all’età di sette anni, ha calcato le tavole del palcoscenico a fianco del papà Eduardo, nella commedia “Miseria e Nobiltà”, interpretando il ruolo di “Peppeniello”. Da lì ha inizio la sua carriera artistica.
Nel corso degli anni, ha recitato sia in teatro che in riduzioni televisive in numerose commedie eduardiane (“Filumena Marturano”, “Non ti pago”, “Napoli milionaria!”, “Il sindaco del rione Sanità”, “Uomo e galantuomo”, “Natale in casa Cupiello”, “Le voci di dentro”). Un po’ più in carne, ma assomigliando pur sempre ad Eduardo, riusciva a dare la giusta rivisitazione alle commedie del padre.


Le sue interpretazioni erano una continua indagine sull’essenza e solitudine dell’uomo, legate da un filo di ironia “nera”, più marcata rispetto al padre. Il suo lessico ricco, gli sguardi e le espressioni facciali, lo rendevano “vero”, mostrando personaggi colpiti dalla sorta dell’umanità e da chi non trova più pace.
<<Fare l’attore ti impone tante rinunce, i figli crescono e non te ne accorgi. Meno male che mio figlio è cresciuto bene. Senza di lui me ne sarei andato all’altro mondo tanti anni fa. È venuto dalla gavetta, dal niente, dal gelo delle mie abitudini teatrali (…) perché così si fa il teatro, nel gelo».

Così parlò Eduardo De Filippo, nella sua ultima apparizione sul palcoscenico.
Luca non copiava il padre, al contrario lo riviveva. Molto attento nell’amministrazione e direzione degli spettacoli del padre. Voleva che le cose venivano fatte “bene”, per dare il valore giusto alle opere.
“Quando muore un artista figlio di artisti come Luca c’è un grande dolore e si rimane senza parole”. Renzo Arbore, commosso, commenta così, raggiunto dalla notizia  della sua scomparsa. Ed è vero, il teatro ha perso un grande “tassello”, che  ha messo fine al ramo di una famiglia d’arte lunga tre generazioni e padrona del cuore di tanti.
«Adda passà ‘a nuttata» diceva Eduardo, ma questa volta per Luca non passerà più e si avvertirà la mancanza sua nel grande teatro napoletano. Addio Lucariè.




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