Rapporti coi Belforte, il Tar si pronuncia sull’interdittiva alla società di Iavazzi

MARCIANISE/CASERTA. Un punto a sfavore dopo le polemiche estive per l’esclusione della sua ditta nel settore rifiuti, la Impresud dalla “white list” della Prefettura. Una decisione che, una settimana fa, è stata confermata dal Tar.

 

La prima sezione del tribunale amministrativo regionale della Campania, presieduta da Paolo Corciulo, ha, infatti, rigettato il ricorso presentata dalla Impresud, attraverso l’avvocato Luigi Adinolfi, contro il Ministero dell’Interno, la Prefettura di Caserta e i Comuni di Sparanise, San Marco Evangelista, Caiazzo, Calvi Risorta, Casagiove, San Tammaro, Pastorano e Casapulla. Una sconfitta per la società di Lello Iavazzi, imprenditore del settore rifiuti e patron della Juvecaserta, socio della ditta colpita da interdittiva.

 

Fatali, come si evince dalla sentenza depositata lo scorso 14 gennaio, alcuni rapporti con personaggi vicini al clan Belforte di Marcianise. La società aveva chiesto di annullare il provvedimento con il quale il Prefetto l’aveva esclusa dalla “white list”, oltre alle determine adottate dai singoli Comuni e soprattutto l’informativa antimafia.

 

Nel ricorso, infatti, l’imprenditore ha evidenziato di aver sempre ottenuto la certificazione antimafia favorevole, per oltre 10 anni e nel 2008 di essere stato anche sottoposto a programma di protezione avendo ricevuto un tentativo di estorsione dello stesso clan dei Mazzacane.

 


Il ricorrente ha contestato il provvedimento prefettizio negando i rapporti con il clan Belforte da parte di una società con la quale venne costituita un’associazione temporanea di imprese.

 

Il collegio giudicante ha ritenuto, invece, legittimo il provvedimento di esclusione dalla white list, rigettando il ricorso della ditta di Iavazzi. “La natura dei rapporti si presente oltremodo ambigua – scrivono i giudici del Tar nel dispositivo della sentenza – è vero che ha denunciato estorsioni da parte di due persone condannate per tale reato, ma non risulta aver mai denunciato persone appartenenti al clan Belforte”.

 

Confermate dunque le risultanze che hanno motivato l’interdittiva antimafia di agosto: tra le vicende contestate ci sono le frequentazioni di Francesco Iavazzi, fratello con Giuseppe Buttone, Andrea Froncillo e Camillo Belforte (quest’ultimo figlio del capoclan Domenico) ed i rapporti con la Eco Mediterannea srl di Marcianise, ritenuta riconducibile proprio ai Mazzacane.

 

Sotto la lente anche l’appalto per il servizio di raccolta dei rifiuti del Comune di Marcianise, per il quale venne costituita un’Ati con Ecosystem 2000 e Jacta e un’indagine per riciclaggio nella quale Lello Iavazzi venne coinvolto con Pasquale Piccolo di Marcianise, anche se poi il patron della Juvecaserta venne assolto, come sottolineato dagli stessi magistrati.




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