Camorra, c’è il primo avvocato-pentito: sta già parlando




CASAL DI PRINCIPE/CASAGIOVE. Per la prima volta, almeno nella storia della camorra dell’agro aversano e di Terra di Lavoro, un avvocato si pente. Girolamo Casella, penalista di fama del Foro di Santa Maria Capua Vetere, ha preso la decisione a sorpresa: ha deciso di avviare un percorso di collaborazione con la giustizia.

A rivelare questa mossa del penalista è il “Mattino”: Casella, peraltro ex assessore al Comune di Casagiove, ha già sostenuto un primo interrogatorio davanti ai pm della Dda di Napoli Alessandro D’Alessio e Maurizio Giordano, ai quali ha confessato di voler far chiarezza. Casella è finito nei guai per aver difeso il killer dei Casalesi Giuseppe Setola.

Il gup Ferri aveva condannato in primo grado Casella a 15 anni di reclusione per aver fatto da messaggero al boss della fazione Bidognetti. Ecco il capo di imputazione contenuto nell’ordinanza e contestato al penalista che risponde di associazione a delinquere di stampo mafioso.




“In particolare, CASELLA partecipava all’associazione mafiosa facente capo a Giuseppe SETOLA, quale leader ancora riconosciuto e quale capo pienamente operante dal carcere ove è detenuto in regime di 41 bis ord. pen., sia – nel periodo antecedente all’arresto del SETOLA del gennaio 2009 – contribuendo in modo decisivo alla sua illecita liberazione, sia – nel periodo di latitanza dall’aprile 2008 al gennaio 2009 – mantenendo la disponibilità ad agire secondo necessità ed eseguendo i relativi ordini, sia – nel periodo successivo, a partire della reclusione al regime differenziato speciale – facendosi latore delle direttive inviate sul territorio durante i colloqui, anche utilizzando allo scopo MARTINO Luigi; il CASELLA fungeva stabilmente da messaggero tra i singoli partecipi ed i vertici del clan, sfruttando illecitamente sia i mandati difensivi allo scopo conferiti da SETOLA Giuseppe e BIDOGNETTI Raffaele – entrambi sottoposti al trattamento penitenziario del 41 bis o.p. ed ancora dell’art. 14 bis o.p. – così frustrando totalmente il relativo regime differenziato, sia direttamente che tramite terzi, sempre per ordine del capo recluso, al procacciamento delle risorse finanziarie del clan – anche tessendo e mantenendo le relazione con i vertici ed affiliati liberi – provviste di cui fungeva anche da custode, anche con lo specifico compito di distribuire lo stipendio mensile ed altre utilità.”

In Santa Maria Capua Vetere, Casal di Principe e altri comuni della provincia di Caserta, con condotta perdurante.

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