E’ di nazionalità italiana l’autore delle stragi di Londra




NAZIONALE. Youssef Zaghba, identificato come il terzo terrorista dell’attacco di Londra, era iscritto all’Aire, l’Anagrafe italiana dei residenti all’estero del comune di Valsamoggia (BOLOGNA). L’ha confermato il sindaco, Daniele Ruscigno: “La famiglia risulta residente in una frazione di Castello di Serravalle. Sono stati tanti anni in Marocco e il ragazzo potrebbe essere rientrato nel territorio solo in transito tra il Marocco dove viveva e Londra. Di fatto non ha mai vissuto qui”. “L’unico membro della famiglia che ha vissuto qui è la madre che era conosciuta, ma da diverso tempo non si vedeva in giro – ha aggiunto Ruscigno -. Anche lei ha vissuto diverso tempo all’estero. Sul figlio non avevamo ricevuto nessuna informativa proprio perché residente all’estero”. La madre, a quanto risulta, sarebbe convertita all’Islam, la religione del marito, che si troverebbe in Marocco

Quando Youssef Zaghba fu fermato all’aeroporto Marconi di Bologna in procinto di partire per Istanbul, come di prassi in questi casi, fu aperto dalla Procura un fascicolo a suo carico per terrorismo. L’iscrizione fu fatta dal procuratore aggiunto Valter Giovannini anche per sequestrargli telefono e passaporto, oggetti in seguito restituiti dal momento che non emersero elementi particolari. Il giovane, morto nell’attacco di Londra, fu quasi subito rilasciato. Il fratello di Youssef Zaghba, il terzo attentatore di Londra, si chiama Kaouthar, ha 25 anni, e vive in Italia con la madre, nei pressi di Bologna. E’ quanto apprende l’Adnkronos. Il padre, Mohammed, 55 anni, risulta invece ancora iscritto all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire), a Casablanca.




La madre di Youssef Zaghba, il terzo terrorista di Londra, ha collaborato con le forze di polizia italiane dopo che il figlio fu fermato all’aeroporto di Bologna con un biglietto di sola andata per Istanbul, a marzo del 2016. Una verifica che non venne effettuata in seguito a segnalazioni particolari ma che scattò sulla base dei servizi di controllo del territorio predisposti proprio per intercettare soggetti sospetti e persone pericolose. Dopo aver trovato sul telefono di Zaghba documenti e foto riconducibili alla propaganda dell’estremismo islamico, la polizia perquisì anche l’abitazione della donna, senza trovare alcun elemento d’interesse investigativo.

 

In quell’occasione però la donna si mostrò molto preoccupata per il comportamento del figlio e decise di collaborare con le forze di polizia. Da quel momento, la Polizia di Prevenzione ha monitorato Zaghba ogni volta che è venuto in Italia: si tratta di alcuni passaggi dal marzo del 2016 e tutti per brevi periodi.


Condividi