Bullismo in classe, condannati 4 studenti matesini





PIEDIMONTE MATESE. Confermato dalla Cassazione uno dei primi verdetti, se non il primo, che vede passare in giudicato la condanna per bullismo commesso da adolescenti minorenni, nei confronti di quattro ex studenti campani colpevoli di “atti persecutori” ai danni di un loro compagno di scuola, che per paura delle botte non si era ribellato ma dopo due anni di soprusi e umiliazioni, dopo essere finito all’ospedale, aveva chiesto alla sua famiglia di trasferirsi in Piemonte.

La vicenda emerse quando la vittima riportò lesioni a un occhio che richiesero specifiche cure mediche. Per i quattro imputati la pena, sospesa, è di 10 mesi di reclusione, come deciso dai giudici minorili di Napoli. Le aggressioni fisiche e le molestie sono avvenute a partire dal 2009, quando E.P. frequentava il primo anno dell’Istituto professionale ‘Manfredi Bosco’ di Alife nel casertano, e le dichiarazioni della vittima, ricorda la Cassazione, sono state “ritenute solidamente corroborate proprio dal filmato” di uno degli episodi persecutori, realizzato con il cellulare da uno dei ragazzi che partecipava alle violenze ai danni del compagno di scuola.

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Nel suo verdetto – sentenza 28623 depositata oggi e relativa all’udienza svoltasi il 27 aprile – la Quinta sezione penale della Suprema Corte concorda con i giudici della Corte di Appello per i minorenni di Napoli che, nella loro sentenza del 13 gennaio 2016, avevano puntato il dito anche contro la scuola sottolineando “il clima di connivenza e l’insipienza di quanti, dovendo vigilare sul funzionamento dell’istituzione, non si accorsero di nulla”. Si tratta di precisazioni ‘utili’ anche ai fini di una eventuale causa civile che la famiglia del ragazzo perseguitato ha già in passato preannunciato nei confronti dell’Istituto professionale di Afile. Respingendo il tentativo dei quattro giovani – oggi poco più che ventenni – di alleggerire la loro posizione, la Cassazione afferma che “la tesi del carattere isolato di alcuni episodi risulta del tutto priva di specifico aggancio alle risultanze processuali”.

Gli ‘ermellini’ ricordano quello che a loro avviso è un “brano estremamente significativo della deposizione” del ragazzo perseguitato, che ha riferito come “ormai succube della violenza, dopo un iniziale tentativo di ribellione, aveva dovuto accettare condotte di sopraffazione ‘per evitare altre botte'”. La circostanza che E.P. “abbia continuato a frequentare la scuola nonostante il timore di ulteriori molestie (come anche l’assenza di iniziali denunce e di certificati medici), è privo di decisività, alla luce dello stato di soggezione psicologica, sul quale i giudici di merito hanno ampiamente argomentato, e comunque va letto alla luce del finale abbandono dell’istituto teatro delle vicende”, conclude la Suprema Corte.

Così è stato respinto il ricorso di tutti gli imputati, tutti originari di Piedimonte Matese (Caserta): Giuseppe Comparone, Antonio Faraone, Crescenzo Musto, Emiliano Raucci. I loro reclami sono stati dichiarati “inammissibili” come richiesto anche dal Sostituto procuratore generale della Cassazione Giovanni Di Leo.

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