Maurizio De Giovanni a Capua per il Premio Placito




CAPUA. Capua il Luogo della Lingua Festival è la rassegna promossa dall’associazione Architempo, con la direzione artistica di Giuseppe Bellone, che dal 2005 coinvolge la città di Capua ogni anno e vede la letteratura attorniarsi di altrettanti validi strumenti: il teatro, l’architettura, l’arte visiva, la musica e tutte le sue declinazioni.

È a Capua, altera Roma secondo Cicerone, considerata “Porta del Sud” fino all’Unità d’Italia, che nel 960, precisamente 1057 anni fa, si ha il “Placito Capuano”.

Il “Placito Capuano” è unanimemente riconosciuto dagli storici come il primo documento scritto del volgare italiano, considerato “l’atto di nascita dell’italiano”.

Siamo nell’anno 960, a Capua, la città più importante del territorio di Terra di Lavoro e capitale del Principato longobardo, erede dell’antica Capua rasa al suolo dagli invasori saraceni e ricostruita ex novo sulla riva del fiume Volturno nella località che i romani chiamavano Casilinum.

Il Placito era il documento emesso da un giudice che dava un parere su una disputa, l’oggetto del documento è la sentenza con la quale il giudice di Capua dell’epoca, Arechisi, riconosce all’abbazia di Montecassino il diritto di proprietà su alcune terre occupate dal proprietario terriero Rodelgrimo.

Questa è la formula in volgare italiano recitata dal “placito”: “Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti, ovvero  “So che quelle terre, entro quei confini di cui si parla, li ha posseduti per trent’anni l’abbazia di San Benedetto”.

 

La sentenza è importante perché dalla stessa emerge la chiara intenzione di farsi capire anche da chi non conosceva il latino, idioma con il quale venivano formulate tutte le sentenze giuridiche. Il Placito è quindi il primo documento depositato in lingua volgare che per la prima volta possiede la necessaria dignità per apparire in un documento e rappresenta la prima applicazione del volgare italiano in un atto scritto

L’idea di ispirarsi a esso per il tema di un festival nasce proprio dall’esigenza di sottolinearne l’importanza per il nostro patrimonio linguistico e culturale.

L’antica e affascinante città, testimone privilegiata del passaggio della grande storia nel nostro territorio, si trasforma nei giorni del Festival in palcoscenico.

Cultura, letteratura, teatro, musica e gastronomia si fondono per dare vita ad un unico grande spettacolo dal vivo espressione di una poliedricità che appartiene al linguaggio, anzi ai linguaggi, che non poteva non essere celebrata a Capua, uno dei luoghi simbolo del patrimonio che prima di ogni altro ci rappresenta, la lingua italiana.

 

Da tre anni come anteprima del Capua il Luogo della Lingua festival, il Touring Club Aperti per voi cura “La rievocazione del Placito capuano” coinvolgendo scuole di ogni ordine e grado e eminenti studiosi a confrontarsi sul tema.

 

Lo scorso 27 maggio, di fronte alla Chiesa di San Salvatore a Corte,

è stato inaugurato il cippo commemorativo, fortemente voluto dal Touring Club Aperti per voi di Capua e generosamente progettato e realizzato dallo studio di architettura Branco – Rossetti e dall’impresa Vincenzo Modugno costruzioni restauri, riutilizzando una millenaria pietra ritrovata in loco, alla presenza del professore Francesco Sabatini, (linguista, filologo e lessicografo italiano,  attualmente  Presidente Onorario dell’Accademia della Crusca, di cui è stato Presidente dal 2000 al 2008), che ha annunciato il tutto, più volte, agli schermi della trasmissione Uno Mattina di Raiuno.

 

Dopo l’importante consacrazione di Capua “Città della Lingua italiana”, l’organizzazione del festival, ha ritenuto opportuno istituire il Premio Placito Capuano che apre Il Luogo della Lingua festival 2017, da assegnare annualmente a uno scrittore che attraverso il suo lavoro in vari modi e con vari linguaggi e declinazioni, dia un contributo importante alla diffusione della lettura in Italia.




 

Il 20 giugno alle 19.00 nella Chiesa di san Salvatore a Corte, il premio raffigurante il cippo commemorativo, realizzato dall’artista Roberto Branco, sarà consegnato allo scrittore MAURIZIO DE GIOVANNI

 

La prodigiosa inventiva di Maurizio de Giovanni conosce una stagione d’oro: dopo il grande successo televisivo della serie tratta dai Bastardi di Pizzofalcone, ai primi posti della classifica dei bestseller c’è ora il primo volume della nuova serie dei Guardiani, che segna una notevole virata dal poliziesco al thriller storico-fantastico.

Incontriamo e premiamo de Giovanni in attesa dell’uscita prevista per i primi di luglio del nuovo episodio della serie che ha regalato il successo allo scrittore napoletano: quella del commissario Ricciardi.

conduce Mariamichela Formisano

 

Maurizio De Giovanni: biografia dell’autore.

Maurizio de Giovanni è nato nel 1958 a Napoli, dove vive e lavora. Nel 2005 partecipa a un concorso indetto (presso il Gran Caffè Gambrinus) da Porsche Italia, riservato a giallisti emergenti. Inventa quindi un racconto ambientato nella Napoli degli anni trenta intitolato “I vivi e i morti”, con protagonista il commissario Ricciardi. Il racconto è la base di un romanzo edito da Graus Editore nel 2006, “Le lacrime del pagliaccio”, poi riedito l’anno dopo con il titolo “Il senso del dolore”: ha così inizio la serie di inchieste del Commissario Ricciardi.

Nel 2007 Fandango pubblica “Il senso del dolore. L’inverno del commissario Ricciardi”, la prima opera ispirata alle quattro stagioni, cui seguono nel 2008 “La condanna del sangue. La primavera del commissario Ricciardi”, nel 2009 “Il posto di ognuno. L’estate del commissario Ricciardi” e nel 2010 “Il giorno dei morti. L’autunno del commissario Ricciardi”.

 

Nel 2011 esce in libreria, questa volta per Einaudi Stile Libero “Per mano mia. Il Natale del commissario Ricciardi”; nel 2012 si cimenta in un noir ambientato nella Napoli contemporanea e pubblica con Mondadori il libro intitolato “Il metodo del coccodrillo” che vede protagonista un nuovo personaggio, l’Ispettore Lojacono.

Nello stesso anno con Einaudi, oltre a pubblicare le stagioni del commissario Ricciardi in versione tascabile, pubblica il romanzo “Vipera. Nessuna resurrezione per il commissario Ricciardi”, ambientato nella Pasqua del 1932.

 

Nel 2013 torna in libreria con il romanzo “I bastardi di Pizzofalcone”, ispirato all’87º Distretto di Ed McBain, segnando la transizione del personaggio dal genere noir al police procedural. Non molto tempo dopo De Giovanni dà alle stampe “Buio per i bastardi di Pizzofalcone”; da questa serie di romanzi sarà tratta una fiction televisiva.

Nello stesso mese esce un suo racconto, dal titolo “Un giorno di Settembre a Natale”, all’interno dell’antologia Regalo di Natale edito da Sellerio.

 

Nel 2014 esce in libreria per le Edizioni Cento Autori l’antologia intitolata “Le mani insanguinate”, una raccolta di quindici tra i suoi migliori racconti noir.

Esce a luglio 2014 “In fondo al tuo cuore”, sempre per Einaudi, nuovo romanzo del commissario Ricciardi e nello stesso anno Gelo per i “Bastardi di Pizzofalcone”, un nuovo racconto incentrato sulla squadra dell’Ispettore Lojacono.

 

Nel luglio 2015 esce “Anime di vetro. Falene per il commissario Ricciardi” e l’anno successivo “Serenata senza nome. Notturno per il commissario Ricciardi”. Nel dicembre 2016 esce “Pane per i Bastardi di Pizzofalcone”. L’ anno 2017 vede la pubblicazione del primo di una nuova trilogia di libri, di genere mistery, chiamata ‘I guardiani’.

Molti dei suoi romanzi sono stati tradotti in inglese, spagnolo e catalano, in tedesco e francese. Fa parte del gruppo di scrittori che conducono il laboratorio di scrittura con i ragazzi reclusi nell’Istituto Penale Minorile di Nisida.


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