Biagio e Anastasia aspettavano un bimbo





SANT’ARPINO. Una tragedia nella tragedia. C’è una terza vittima nel folle omicidio di sabato notte nel Veneziano: è il figlio che Biagio aspettava da Anastasia. La giovane russa era incinta di 3 mesi ed aveva in grembo il suo bimbo, morto con quelli che purtroppo non diventeranno mai i suoi genitori nella notte di sangue.

Una cena casalinga tra amici in una afosa notte di giugno si è trasformata in un nuovo caso di duplice omicidio a sfondo passionale. Le vittime sono un giovane ingegnere originario di Sant’Arpino di 31 anni, Biagio Junior Buonomo, e la sua fidanzata russa di 30, Anastasia Shakurova. La mano che li ha uccisi è quella dell’ex compagno di lei, Stefano Perale, 50 anni, un docente formatore, e il luogo in cui si è consumato il delitto è proprio l’appartamento di proprietà dell’uomo, al primo piano di una palazzina degli anni ’90, decorosa e ordinata, in via Abruzzo, una strada dell’immediata periferia di Mestre. E’ stato lo stesso Perale, in stato confusionale, a chiamare in piena notte la Polizia e confessare: “venite ho ucciso due persone”. Quando gli agenti sono arrivati, i segni della carneficina erano ancora evidenti, a partire dalla grande macchia di sangue all’ingresso del condominio.

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L’uomo ha prima fatto bere alla coppia una sostanza narcotizzante, mescolata alle bibite servite a tavola, e poi li ha finiti. Si è accanito prima sulla sua ex, una bella ragazza dai lunghi capelli castani che aveva studiato all’Università Ca’ Foscari di Venezia, soffocandola in camera da letto, forse con un fazzoletto premuto a lungo sul volto, e poi ha rivolto la sua rabbia contro il ‘rivale’, colpito a sprangate in cucina e finito, secondo una ipotesi, proprio nell’atrio del palazzo, raggiunto in un disperato tentativo di fuga.

 

Buonomo (figlio di Vito, geometra del Comune di Sant’Arpino) era un ragazzo modello: dopo il diploma al liceo Diaz di Caserta e la laurea in Ingegneria alla Federico II aveva cominciato a girare l’Italia. Pur essendo ancora formalmente residente a Barano, viveva a Gallarate, in provincia di Varese, insieme ad Anastasia: i due erano felici ed avevano già annunciato ad amici e parenti la nascita del loro primo figlio entro la fine dell’anno.

LA PRIMA RICOSTRUZIONE DEL DELITTO

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