Droga nel biberon della figlia, mamma alla sbarra




REGIONALE. Tentato omicidio della figlia di tre anni. L’accusa mossa dalla Procura di Roma che ha disposto il giudizio immediato per Marina Addati, la donna di 29 anni di Napoli che nel dicembre dello scorso anno tentò per due volte di “avvelenare” la bambina somministrandogli droghe e sedativi con il biberon.

Una duplice azione omicidiaria avvenuta mentre la piccola era ricoverata per accertamenti nell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Solo l’immediato intervento dei medici evitò il peggio. Una vicenda che presenta molti aspetti inquietanti: la donna, secondo quanto accertato dai pm di piazzale Clodio, aveva in passato tentato di “avvelenare” anche la sua figlia più piccola usando le stesse modalità.

Per lei l’udienza del processo è stata fissata al 10 gennaio davanti ai giudici della quinta sezione penale. Alla luce di questa vicenda il Tribunale per i minori di Napoli ha chiesto ed ottenuto la sospensione “dell’esercizio della responsabilità genitoriale” nei confronti della donna e del marito fondandosi sul fatto che la donna “in assenza di alcuna prescrizione medica ha somministrato nel tempo alle due figlie farmaci neurolettici e antiepilettici nella negligente omissione di controllo da parte del padre”. Il primo tentativo di avvelenamento risale al 4 dicembre dello scorso anno.





La piccola venne colta da una violenta crisi convulsiva con conseguente arresto cardiaco per circa trenta secondi. “L’esame tossicologico – è scritto nel capo di imputazione – ha dato riscontro di positività alla presenza di benzodiazepine ed altro farmaco di effetto sedativo”. Pochi giorni dopo, il 18 dicembre, la bambina ha avuto un altro episodio simile al punto che è stato necessario rianimarla. Le analisi hanno confermato la presenza di benzodiazepine “pur in assenza di terapie farmacologiche in atto”.

Le indagini, grazie anche ad una serie di intercettazioni telefoniche, hanno portato ad individuare le responsabilità nella madre che avrebbe utilizzato un biberon per somministrare le sostanze. Per i pm di piazzale Clodio la donna potrebbe essere affetta da “qualche sindrome di natura psichiatrica – come è scritto nel capo di imputazione – Si ipotizza una sindrome di Munchhausen, conosciuta anche come sindrome di Polle, disturbo che affligge i genitori, perlopiù madri, spingendoli ad arrecare un danno fisico al figlio per farlo credere malato così da attirare l’attenzione su di sè”.



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