Sotto scorta per i Casalesi, la giornalista Natale si racconta a Le Monde

Casal di Principe. Sotto scorta da oltre tredici mesi perché minacciata dal clan dei Casalesi. Non è un episodio di Gomorra, ma la vera storia di Marilena Natale, giornalista 45enne di Casal di Principe che, davanti ai cronisti del più importante giornale di Francia (Le Monde), racconta con occhi colmi di orgoglio e coraggio del proprio operato.

“Ecco il mio puzzle criminale” svela la Natale, mentre srotola sotto la fotocamera i ritratti di tutti i membri della famiglia Schiavone che ormai non sopportano più la sua invadenza. “Tenacia” è il termine giusto, quello che utilizzerebbero le persone di giustizia e di buon senso: perché Marilena Natale racconta da oltre 10 anni i misfatti dei clan casalesi. Prima attraverso le pagine inchiostrate della “Gazzetta di Caserta”, poi avvalendosi dei tanti reportage per la tv locale Piùenne.

MARILENA NATALE

Un provvedimento preventivo che però la donna non ha mai accolto con entusiasmo ma che anzi, ha tentato di procrastinare con tutte le sue forze: “Non volevo questa scorta, ho scritto più di 480 lettere al procuratore antimafia per rifiutarla. Non mi permette di lavorare liberamente e credo che la forza pubblica dovrebbe essere impiegata per aiutare chi si trova davvero in difficoltà.”

Il caso di Marilena Natale non è che l’ultimo dei 19 provvedimenti che hanno costretto reporter italiani a vivere in perenne compagnia dei carabinieri. Lo stesso procuratore antimafia di Napoli, Giuseppe Borrelli, (quello a cui la giornalista si era più volte appellata) è obbligato ad uscire di casa con due poliziotti al seguito e si sposta unicamente con auto blindate. La “sua colpa” è quella di aver contribuito alla cattura di circa 1200 affiliati.

Ma in una terra dimenticata, come ricorda Marilena, non c’è posto per la paura se il proprio unico scopo di vita è perseguire la verità: “Non volevo fare questo lavoro – ammette amaramente la donna, madre di due figli -. Io voglio solo scrivere per proteggere questa terra. La amo più di ogni altra cosa e preferirei morire piuttosto che dargliela vinta”.