Sequestri ai Trombetta, i giudici: “Investimenti coi soldi del clan”

Marcianise. Sono state rese note le motivazioni con cui la quinta sezione penale della Corte di Cassazione, presidente Paolo Antonio Bruno, ha respinto la richiesta di dissequestro dei beni immobili di Roberto Trombetta, docente di Marcianise e fratello del killer dei Belforte, Luigi Trombetta. Gli ermellini hanno ‘salvato’ soltanto l’abitazione intestata alla figlia, l’ex consigliera Danila Trombetta (mai indagata), accogliendo l’istanza limitatamente a quell’immobile. Si tratta ovviamente di provvedimenti cautelari e la cui efficacia dipenderà dalla conclusione del processo penale, ancora in atto.

L’appello era stato presentato alla Cassazione da Trombetta dopo il rigetto, nel giugno 2016, da parte del gip dell’istanza di revoca del sequestro preventivo dei beni immobili sequestrati a Marcianise, denunciando un vizio di violazione di legge. Il tribunale, stando a quanto evidenziato dalla difesa nell’istanza, avrebbe errato nella individuazione della natura della confisca evidenziando l’omessa motivazione della prova della sproporzione tra i redditi leciti percepiti dai ricorrenti e la loro capacità di spesa in riferimento al periodo 1994 – 2006 in cui gli acquisiti dei beni immobili erano stati di fatto compiuti.

La difesa del docente, coinvolto nell’operazione Dynasty, aveva sostenuto che i beni immobili sequestrati fossero stati acquistati esclusivamente con i risparmi derivanti dal conto corrente della moglie e dagli stipendi. Il sequestro è stato ritenuto dalla Dda consequenziale all’applicazione della misura cautelare in carcere nei confronti di Trombetta Roberto, indagato per associazione di stampo mafioso, che avrebbe favorito attraverso un giro di strozzo tra Marcianise e Capodrise. Tra i beni sequestrati all’epoca finirono anche gli immobili di via De Sanctis e via Foglia, poiché la Dda riteneva che rappresentassero il “frutto di investimenti resi possibili grazie all’impiego dei proventi illeciti strettamente derivanti dalla sua partecipazione al clan Belforte e all’attività di usura contestatagli”.


La Cassazione ha in buona parte concordato con la ricostruzione della Dda evidenziando, inoltre, come lo stesso Roberto Trombetta ha implicitamente rivendicato la disponibilità dei beni in sequestro. Sono state ritenute fondate le deduzioni della difesa soltanto per l’abitazione intestata all’ex consigliera Danila Trombetta avendo riconoscendo un difetto assoluto di motivazione. “Non è dato trovare traccia di alcuna indicazione circa la effettiva provenienza illecita delle risorse finanziarie utilizzate per l’acquisto”.

Danila Trombetta e Roberto Trombetta

La vicenda, limitatamente a questo immobile, è stata rinviata al Riesame per l’annullamento del provvedimento impugnato. La decisione è stata presa a fine novembre, ma le motivazioni sono state rese note soltanto in queste ore.




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