Barone scrive al vescovo: “Vieni a trovarmi in carcere”. Spuntano 3 lettere

Aversa/Casapesenna. L’arresto non ha fiaccato don Michele Barone almeno nella voglia di imporre il suo ruolo di sacerdote. Dall’inchiesta che ha portato oggi alla seconda ordinanza nel giro di un mese, infatti, emerge che per ben due volte il parroco di Casapesenna ha scritto al vescovo di Aversa.

Nel nuovo provvedimento notificato oggi ci sono anche le dichiarazioni rese alla Procura la scorsa settimana proprio da monsignor Angelo Spinillo. Il vescovo ha spiegato di aver conosciuto Barone nel 2011 ma fino al dicembre 2017 aveva ignorato che si occupasse di persone possedute dal demonio. Nel giugno 2017, però, dopo il colloquio con la sorella di una delle ragazze, rivelatesi poi vittime del parroco di Casapesenna, il vescovo aveva convocato don Barone che lo aveva rassicurato sugli  esorcismi dicendo che si trattava di semplici benedizioni che contenevano esortazioni e invocazioni.


Lo scandalo però si stava allargando a macchia d’olio, complice anche la segnalazione di una Diocesi irlandese, al punto che lo stesso Spinillo a dicembre 2017 decisedi ammonire ufficialmente Barone; la reazione del sacerdote fu durissima arrivando al punto di minacciare querele per denuncia anche nei confronti del vescovo.

“Dopo il programma Le Iene ho disposto la revoca per un anno della facoltà di esercizio in pubblico del ministero sacerdotale di don Michele” ha spiegato Spinillo in Procura. Dopo l’arresto lo stesso vescovo di Aversa ha ricevuto una lettera dal parroco nella quale veniva chiesta la revoca del decreto di sospensione. Il 1° marzo Spinillo inviò una risposta negativa al sacerdote che replicò con un telegramma. “Chiedeva di recarmi a fargli visita in carcere” ha ammesso Spinillo.




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