Pentito smaschera “Nuovi Casalesi”: “Stavano scatenando una guerra”

Casal di Principe. Parlare di clan Bidognetti e Casalesi, un contesto territoriale così vasto sembrava un azzardo. E così nelle 108 pagine dell’ordinanza siglata dal gip Rosa Ruggiero e notificata oggi dai carabinieri nei confronti di 7 persone compare una denominazione inedita: “Nuova Gerarchia Casalesi”, capeggiati dal giuglianese Massimo Perrone.

Il motivo di questa scelta può essere ravvisato nelle dichiarazioni di un nuovo pentito, Antimo Di Donato, collaboratore di giustizia da meno di un anno ed unico indagato a piede libero in questo provvedimento. Esattamente come fece 30 anni prima di lui il primo pentito della storia dei Casalesi, Di Donato decise di presentarsi in caserma per iniziare una collaborazione con la giustizia per paura. Come quel primo collaboratore anche lui avvertì nitidamente l’odore del piombo di una nuova faida di camorra all’orizzonte.

“lntendo collaborare con la giustizia e fornire tutte le informazioni in mio possesso riguardanti le attività illecite al gruppo camorristico a cui appartenevo – racconta ai carabinieri prima ancora di scegliere la strada del pentimento – perché voglio cambiare vita. Ho fatto parte, fino allo scorso 06 aprile, di un gruppo emergente dello criminalità organizzata attiva nei comuni di Sant’Antimo (NA), e Parete (CE), con espansione nei comuni di Aversa (CE), Lusciano (CE), Villa Literno (CE) e Casal di Principe (CE) meglio individuata come la “nuova gerarchia del clan dei casalesi” riconducibile allo fazione Bidognetti del medesimo clan.

Per conto del clan ho partecipato ad estorsioni, attentati dinamitardi, ho detenuto armi e omissís. Del gruppo fanno porte tali Luígí Moschino di Casoria, Gatto Emanuele di Napoli Cavalleggeri soprannominato “‘O Gigante”, Giarnieri Vittorío di Sant’Antimo soprannominato “o barbone”, Celeste Gaetano di Sont’Antimo sopronnominoto “Ninotto”, omissís. Posso riferire il ruolo di ciascuno di questi all’interno dell’organizzazione. A capo di tale gruppo vi è Perrone Massímo, soprannominato “o Parente” nativo di Casoria ma residente in Giugliano in Compania. Quest’ultimo è frateilo di Perrone Pasquale, attualmente detenuto presso il carcere di Frosinone, affiliato al clan dei casalesi gruppo Bidognetti.


Il Perrone provvede al mantenimento degli appartenenti al gruppo. Ci corrisponde 200 euro alla settimana. ll gruppo ha disponibilità di telefoni dedicati, che vengono procurati da un rivenditore di Melito denominato “scenic” ed utilizza, nel corso delle conversazioni, un linguaggio criptico, come quando ad esempio, per indicare una bomba, si utilizza il termine “caramella”…

Lo stesso Di Donato è stato testimone poco prima di un cambio di passo da parte del boss della neonata fazione: “Pochi giorni fa tuttavia Perrone Massimo ho cominciato a fare uso continuo delle armi comuni da sparo che lui distribuiva in occasione di uno “guerra” che ho deciso di iniziare nei confronti di tutte le famiglie camorristiche di Sant’Antimo, ossia quello dei Verde, dei Puca, dei Ranucci e dei Petito. Scopo di questo “guerra” di Perrone Mossimo è quello di impadronirsi di tutte le attività illecite di tali famiglie. Recentemente infatti Perrone Massimo ed i componenti del gruppo di cui ho appeno parlato hanno cominciato a fare uso delle armi esplodendo diversi colpi d’arma da fuoco all’indirizzo della moglie di un latitante. Mi sono pertanto accorto che quella di Perrone Massimo non era una vanteria ma un vero e proprio programmo di fuoco di tipo camorristico che rischiava di scatenare una guerra di camorra nello quale io sarei anche potuto divenire una vittima. Per questa ragione ho finto con il Perrone di appoggiarlo in questo suo proposito ma in realtà appeno tornato a casa ho consegnato o mio padre una pistola 7,65 ed un telefono dedicato con cui parlva esclusivamente con i componenti del gruppo e ho detto ai miei genitori che non intendo proseguire oltre”.

Di Donato fugge ma quando è al telefono con la sua famiglia sente dei colpi di arma da fuoco e le urla dei suoi familiari. E’ a quel punto che capisce che per fermare Perrone deve passare dalla parte dello Stato.

 




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