Mala dei Bidognetti, sentenza per 9

Lusciano. Nove condanne definitive. Sono state rese note in queste ore le motivazioni con le quali lo scorso 10 gennaio la Seconda Sezione della Corte di Cassazione, presidente Ugo De Crescienzo si è pronunciata sui ricorsi presentati da nove imputati coinvolti nell’inchiesta che nel gennaio 2014 portò i carabinieri del reparto territoriale di Aversa ad eseguire 12 fermi, imperniata sui fratelli Luciano e Giuseppe Di Cicco.

I ricorsi sono stati presentati in Cassazione FERRARA Armando Antonio, CAMMISA Luigi, DE SIMONE Carlo, TESSITORE Giuseppe,PALMIERO Giosuè, PANFILLA Pasquale, SESSAOUI Samir, DI CICCO Luciano e DI CICCO Giuseppe contro la sentenza della Corte di Appello di Napoli del 29 settembre 2016 che ha riformato la pena decisa in primo grado nei confronti di FERRARA, CAMMISA, DE SIMONE, TESSITORE e PALMIERO, confermandola nel reato. CAMMISA, FERRARA, DE SIMONE e TESSITORE ammisero  gli addebiti, così come DI CICCO Luciano, con la precisazione che i reati erano stati realizzati in autonomia senza collegamento con il clan dei Casalesi.

La Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi, compreso quello di Carlo De Simone, nipote del pentito trentolese Dario De Simone, che ha rinunciato al ricorso. Gli imputati sono di Lusciano, Aversa, Villa di Briano e Casaluce: nei confronti di alcuni le forze dell’ordine hanno già notificato nelle scorse settimane il provvedimento di esecuzione della pena rimanente.


L’inchiesta svelò  gli interessi della camorra su Lusciano, cittadina dell’agro aversano che fu sotto l’egemonia dei Ventre, prima, e di Setola, successivamente, gli inquirenti hanno ricostruito il controllo del clan sul territorio e sulle attività imprenditoriali, da quelle più articolate a quelle più spicciole, tra cui le ristrutturazioni di abitazioni private. Le indagini si avvalsero delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia “ex setoliani”, come Oreste Spagnuolo, Giovanni Mola, Francesco Diana, Emilio Di Caterino e Luca Mosca, ed hanno ricostruito i diversi cambiamenti ai vertici del clan nel corso degli anni e le responsabilità su alcuni delitti.

Tra le ipotesi di reato contestate a vario titolo, oltre all’associazione mafiosa ed all’estorsione, anche porto e detenzione di armi, illecita concorrenza con violenza e minaccia, aggravati dalla finalità mafiosa.




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