Marchio “Bidognetti” ceduto al nuovo clan: ecco quanto incassò il vecchio boss

Casal di Principe. Spesso le cronache finanziarie raccontano di società che acquistano marchi prestigiosi, ma in decadenza, per rilanciarli. Succede nella moda, nello sport, nella gastronomia. Accade anche nella camorra: i protagonisti di questa operazione sono Michele Bidognetti, il fratello del boss Cicciotto e Mezzanotte, quest’ultimo fondatore della cosca e Massimo Perrone, colui che da Giugliano prova a rinverdire i fasti criminali della famiglia casalese, ridotta ai minimi termini da pentimenti e operazioni.

“Il vincolo di parentela – scrive il gip di Michele Bidognetti – giustifica la sua ascesa nel clan dopo gli arresti dei congiunti componenti il ristretto nucleo familiare di BIDOGNETTI Francesco. Lo stesso, diversamente da altri semplici associati, rivestiva un ruolo più significativo. Questo privilegio derivava dal suo legame di parentela con il capo, grazie al quale ha goduto all’intrno del clan di particolare considerazione. Egli si occupava della gestione economica del patrimonio della famiglia Bidognetti, curava gli interessi economici dei componenti la famiglia, si occupava dei problemi legali dei parenti detenuti, portava all’estemo le “imbasciate” di BIDOGNETTI Francesco agli associati, nonché manteneva rapporti con i latitanti.”

BIDOGNETTI Michele è stato poi scarcerato nel dicembre e subito dopo, secondo la Dda, ha ricominciato a svolgere le funzioni di alter ego del capoclan. Egli, infatti, ha concesso a PERRONE Massimo il suo nulla osta per la costituzione del citato neo gruppo criminale denominata “nuova gerarchia del clan dei Casalesi” per la spendita del nome BIDOGNETTI durante lo svolgimento delle attività estorsive. A riferire tale circostanza è il collaboratore di giustizia DI DONATO Antimo. ln particolare, ha riferito sulla matrice camorristica del gruppo capeggiato da PERRONE Massimo, individuandola nell’autorizzazione espressa da Michele BIDOGNETTI allo stesso PERRONE allorquando costui si era rivolto con l’intenzione di fondare un nuovo gruppo che si muovesse sui territori bidognettiani in nome dello stesso clan. Di Donato circostanziava nel dettaglio, avendovi partecipato personalmente, l’incontro tra Michele BIDOGNETTI e PERRONE Massimo, dichiarando che il fratello del boss aveva dato il nulla osta.


“L’incontro tra PERRONE Massimo e BIDOGNETTI Michel  da cui discese il nulla osta di quest’ultimo a PERRONE Massimo ed a cui sono stato presente, per aver accompagnato PERRONE Massimo dal BIDOGNETTI Michele, lo colloco nei mesi di febbraio e marzo 2016.”

Bidognetti, oltre a concedere il proprio benestare per le attività estorsive consumate dal gruppo capeggiato dal PERRONE Massimo, ne percepisce parte dei proventi. DI DONATO Antimo riferisce infatti di aver consegnato personalmente alla famiglia di BIDOGNETTI Michele (una volta nelle mani della moglie ed una volta nella mani del figlio Aniello) parte dei soldi incassati dall’azione estorsiva.

“Ho consegnato personalmente due volte il denaro delle estorsioni, chiuso ín una busta gialla, consegnata da PERRONE Massímo alla famíglía dì BIDOGNETTI Mìchele; una volta nellemani della moglie ed una volta nella mani del figlio”.

Tale corresponsione in favore della famiglia BIDOGNETTI trova ulteriore riscontro nelle intercettazioni telefoniche ed ambientali esperite a carico degli indagati, in cui è provato che il gruppo di PERRONE si è recato a casa di BIDOGNETTI Michele per consegnare alla moglie quota dei proventi estorsivi fino ad allora raccolti, ad evidente dimostrazione che una parte delle tangenti estorsive del gruppo va ad alimentare il sostentamento della famiglia Bidognetti.




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