Straniero ucciso in un blitz, condanna definitiva per 2 carabinieri

Santa Maria Capua Vetere. Nessuna revisione del processo. A 17 anni da quella notte di sangue la Suprema Corte mette fine alla vicenda giudiziaria relativa all’omicidio di Hamed Eddine Bouabid, il 37enne tunisino trovato col cranio fracassato il 15 marzo 2001 sull’autostrada all’altezza di Ladispoli. Diventano dunque definitive le condanne per Beniamino D’Auria e Pasquale Saldamarco (originario di Santa Maria Capua Vetere), i due carabinieri accusati di omicidio preterintezionale e falso in atto pubblico e condannati dalla Corte di Appello di Roma a 11 anni di reclusione.

In realtà la Cassazione si era già pronunciata nel 2004 rendendo definitiva la condanna ma poi il legale aveva chiesto la revisione del processo chiedendo di sottoporre l’arma usata per il delitto alla prova del Luminol. La Corte di Appello di Perugia aveva però dichiarato inammissibile l’istanza di revisione; alla decisione dei magistrati umbri si è opposto nuovamente il legale dei due evidenziando il mancato esame della nuova prova.

Nell’udienza dello scorso 28 gennaio la prima sezione della Corte di Cassazione si è espressa respingendo definitivamente l’istanza di revisione e quindi confermando le condanne per il delitto del 2001. In questi giorni sono state anche depositate le motivazioni.

LA DECISIONE DELLA SUPREMA CORTE


“I ricorsi – si legge nelle motivazioni – sono inammissibili in quanto si tratta della mera riproposizione della precedente istanza di revisione, avente ad oggetto la medesima «nuova» prova (orario dell’omicidio indicato in sentenza in relazione all’esperimento giudiziale e ai riferimenti spazio temporali rappresentati da un SMS e una telefonata) già dichiarata inammissibile con ordinanza del 15 febbraio 2015. La sentenza di condanna ha dato esaustiva dimostrazione della compatibilità di tutti gli orari acquisiti al processo e valorizzati dall’accusa, quelli relativi: al primo intervento presso la farmacia, all’ora del delitto, al momento della ricomparsa in Ladispoli della pattuglia, all’ora in cui le celle venivano  agganciate dai tre carabinieri, di guisa che non si comprende, né l’argomentazione difensiva apprezzabilmente vi riesce, come i dati di novità valorizzati difensivamente incidano sul ragionamento accusatorio”.

LA RICOSTRUZIONE

L’uomo, con piccoli precedenti penali, era ubriaco e stava infastidendo il dipendente della farmacia di turno, che chiamò i carabinieri. Intorno alle 22 una pattuglia giunse sul posto e lo fermò facendolo salire a bordo dell’auto di servizio. Un’ora e mezzo dopo il tunisino fu ritrovato con il cranio sfondato da una pattuglia della polizia stradale




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