Droga e blitz a Maddaloni: il ruolo di Pietro Belvedere

Maddaloni. Pietro Belvedere di via Del Monaco a Maddaloni secondo le indagini degli inquirenti assieme al cugino Luigi, che ha pure un cicrcolo sportivo a Caserta, ha il ruolo di fornitore esterno ma anche di intermediario e fa riferimento al gruppo di Antonio Padovano e sodali.
Classe 1988, è stato sottoposto alla custodia cautelare in carcere.

PIETRO BELVEDERE

I provvedimenti sono stati emessi dal Gip di Napoli. L’inchiesta è partita dopo l’omicidio maturato proprio nel contesto dello spaccio di droga di Daniele Panipucci, ucciso il 25 maggio del 2016 a Maddaloni con un colpo di pistola alla testa; per il delitto furono poi arrestati nel febbraio 2017 Antonio Esposito, Domenico Senneca e Antonio Mastropietro. Dalle indagini sul delitto e dal processo tuttora in corso è emerso che Panipucci fu ucciso perché non comprava più la droga da Esposito e Mastropietro. Questi ultimi, già allora era ritenuti elementi del clan Belforte. L’ordinanza eseguita oggi conferma il loro ruolo apicale come reggenti nella città di Maddaloni della storica cosca casertana; prima Esposito, quindi Mastropietro, hanno gestito la vendita della droga, ricevendo dai pusher, ogni settimana, una tangente dai 300 ai 500 euro. Epicentro della spaccio di cocaina, hashish e altro stupefacente, erano le palazzine Iacp di via Feudo, dove operavano i gruppi facenti capo a Fabio Romano (finito in carcere), alla famiglia Gagliardi/Bernardi e alla famiglia Zampella/Stefanelli, nel quale rivestiva un ruolo centrale il 19enne Aniello Zampella, all’epoca dei fatti minorenne (aveva 16 anni), colpito da un provvedimento restrittivo emesso dal Tribunale per i Minorenni di Napoli. Altro gruppo attivo, è emerso, era quello di Antonio Padovano (condotto in cella), che nonostante fosse ai domiciliari spacciava con l’aiuto dei familiari, in particolare la moglie, all’epoca incinta, della sorellastra, della nipote minorenne e del suo fidanzato.





Condividi