I NOMI. Giro di truffe, ecco chi sono gli 8 arrestati.

ELENCO ARRESTATI NEL CORSO DELL’OPERAZIONE DEI CC DI CASERTA PER TRUFFA AD ANZIANI. 

  1. ALTAMURA GENNARO, cl. 73di Napoli;
  2. ALTAMURA RAFFAELE, cl. 97, di Napoli;
  3. ALTAMURA EDGARDO, cl. 95, di Napoli;
  4. TIPALDI VINCENZO, cl. 70, di Napoli, attualmente ristretto presso la casa circondariale di Benevento;
  5. PALLADINI FRANCESCO, cl. 92, di Napoli, già sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari.

INDAGATI SOTTOPOSTI AGLI ARRESTI DOMICILIARI:

  1. SPERA VINCENZO,  cl. 96di Napoli;
  2. MUSCERINO ANNA,  cl. 85, di Napoli;
  3. VARRIALE GIOVANNI, cl. 66, di Napoli

 

Le truffe sono state consumate a Castel Volturno, Casapulla, Piana di Monte Verna, Mercato San Severino, Capua, Cervinara, San Gennaro Vesuviano, Pomigliano d’Arco, Trentola Ducenta, San Giorgio del Sannio, Guardia Sanframonti, Sant’Antono Abate, Portico, Saviano, Scisciano, San Cipriano d’Aversa, Santa Maria Capua Vetere, Piedimonte Matese, Sessa Aurunca, Cancello ed Arnone, Santa Maria a Vico, San Nicola la Strada, Montecorvino Rovella, Ravello, Campagna, Salerno, Battipaglia, Eboli, Cava de’ Tirreni, Pagani, Benevento, Marcianise, Caserta, Macerata Campania.

Caserta. I Carabinieri della Compagnia di Casetta hanno dato esecuzione ad
un’ordinanza di misura coercitiva emessa dal GIP del Tribunale di Santa Maria Capua
Vetere, su richiesta di questa Procura, nei confronti di 8 persone (cinque in carcere e tre
agli arresti domiciliari).

I delitti contestati riguardano l’ipotesi di associazione per delinquere finalizzata al reato
di truffa in danno di anziani, nonché n. 86 reati per altrettanti episodi accertati di truffe
consumate e tentate ai danni di persone in età avanzata.
L’ordinanza di custodia cautelare costituisce l’epilogo di una complessa, articolata e
meticolosa attività investigativa avviata agi inizi del 2017, coordinata da questa Procura
e delegata ai Carabinieri della Compagnia di Casetta.
Essa si è articolata avvalendosi dei tradizionali strumenti investigativi, composti dalla
iniziale denuncia delle vittime delle truffe, cui ha fatto seguito un complesso lavoro di
raccordo e coordinamento fra diverse attività investigative in atto, successive attività di
intercettazione telefoniche, con servizi di pedinamento e osservazione, sovente seguite
da arresti in flagranza (operati per evitare che il reato venisse portato a conseguenze
ulteriori); in tal modo, consolidando il quadro probatorio che si andava a comporre.
Il grave compendio indiziario così raccolto ha consentito di operare la ricostruzione di
circa 90 episodi tra truffe consumate e tentate ai danni di persone anziane, naturalmente
vulnerabili proprio a causa dell’età avanzata; nonché di calcolare in circa €100.000
l’ammontare complessivo del profitto illecito conseguito, rappresentato da denaro
contante, gioielli e monili in oro.
Grazie alle informazioni acquisite durante le indagini ed il raccordo informativo con i
Comandi dell’Arma dei Carabinieri presenti su buona parte del territorio nazionale è
stato, inoltre, possibile scongiurare che numerosi tentativi di truffa venissero portati a
termine, nonché procedere in diverse occasioni all’arresto in flagranza di reato di
cinque esecutori materiali delle truffe.


Le investigazioni, in particolare, hanno consentito di disvelare la stabile ed articolata
struttura organizzativa dell’associazione criminale, caratterizzata da due livelli:
– il primo, composto dagli associati preposti all’individuazione delle vittime, alla
raccolta d’informazioni sulle loro quotidiane abitudini di vita, alla pianificazione
della truffa ed al coordinamento di tutte le attività propedeutiche e strumentali
alla fase esecutiva della truffa;
– il secondo, ma non meno importante livello, composto dai soggetti preposti
all’esecuzione delle truffe.
L’ingegnoso sistema di raggiro utilizzato dal sodalizio criminale prende il nome di
“truffa del pacco” e si fonda sulle consolidate capacità di raggiro e persuasione acquisite
dai truffatori. Il ruolo principale veniva, infatti, svolto a mezzo del telefono, dai capi
dell’associazione che si occupavano di individuare le vittime (di solito persone in età
avanzata e che nella maggior parte dei casi vivono da sole) ed acquisire i numeri
telefonici. Gli stessi procedevano poi a contattare telefonicamente la vittima, cui si
presentavano come loro figli/nipoti in modo da instaurare un colloquio di tipo familiare
e superare la resistenza psicologica degli anziani. Una volta che la parte offesa era stata
convinta a parlare con un suo (fìttizio) parente, proseguiva la seconda parte del raggiro,
attraverso la rappresentazione di un temporaneo stato di difficoltà del parente fìttizio per
il ritiro di un “pacco urgente”, che un corriere sarebbe passato a consegnare, previo
versamento di una somma di denaro, oscillante tra i 1.000 ed i 3.0006, somma di denaro
che poteva essere corrisposto anche con gioielli o preziosi in caso d’indisponibilità di
denaro contante. Ottenuto l’assenso da parte della vìttima, mentre quest’ultima veniva
trattenuta al telefono per evitare che potesse contattare familiari o conoscenti, entravano
in azione gli esecutori materiali della truffa, generalmente due persone, i quali, sulla
base delle informazioni acquisite dai basisti, raggiungevano l’obbiettivo. A questo
punto, uno dei due, fingendo di essere il citato corriere, si presentava agli anziani e
consegnava il pacco, contenente di solito un bagno schiuma o dei calzini, ritirando, in
cambio, la somma pattuita, mentre il complice rimaneva nelle vicinanze a bordo
dell’autovettura con funzioni di palo.
Da rimarcare la scarsa propensione delle vittime a denunciare le truffe subite;
atteggiamento di sfiducia solo iniziale e di certo non orientato ad eludere le indagini
giudiziarie (anche perché, successivamente alla scoperta dei fatti, le vittime hanno
pienamente collaborato con gli organi inquirenti) e frutto probabilmente del disagio
psicologico vissuto dall’anziana vittima.
L’esito dell’attività investigativa-unitamente a quelli già raccolti per precedenti,
analoghe attività- potrà, fra l’altro, sortire l’effetto di orientare la vittima all’emersione
del proprio vissuto, con risultati favorevoli in termini di potenziamento del contrasto
all’odioso fenomeno delle truffe ai danni di soggetti deboli.




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