“Fece sparare nel negozio per farlo passare da vittima”

Aversa/Casapesenna. Non bastava essere incensurati, non bisognava soltanto stare alla larga da frequentazioni pericolose, non era necessario solo essere invisibili. Per far parte del “cerchio magico” di Michele Zagaria, gli imprenditori che avevano direttamente contatti con lui e col suo immenso patrimonio, ci voleva un’altra caratteristica: bisognava passare per vittime della camorra.

Il ragionamento, esplicitato da Massimiliano Caterino, persona vicinissima alla rete di fiancheggiatori del boss prima del pentimento era chiaro: di un imprenditore taglieggiato le forze dell’ordine non possono sospettare.

Una tesi che “o’ Mastrone” porta a conoscenza della Dda nell’interrogatorio dell’11 giugno 2014 e che ha come esempio proprio Nicola Inquieto, l’imprenditore 43enne arrestato ieri a Pitesti con l’accusa di far parte del clan Zagaria.

“Nicola Inquieto per l’apertura di un negozio di telefonia era stato finanziato da Zagaria” spiega il collaboratore di giustizia ai magistrati. “Gli fece sparare due colpi di pistola nella saracinesca per far credere che lui era vittima della criminalità e di una richiesta di pizzo”. Una scelta dettata dalla vera e propria fobia del boss per le indagini che potessero attaccare il suo patrimonio come quella che ieri ha portato, oltre all’arresto di Nicola Inquieto anche del fratello Giuseppe, residente ad Aversa.


Le indagini, durate circa due anni, sono state svolte in stretta collaborazione con l’Autorità Giudiziaria e gli Organi di Polizia Romene, con il coordinamento di Eurojust, si sono avvalse delle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, delle imprescindibili attività di intercettazione (telefoniche, ambientali e telematiche) e di una intensa attività di analisi di documentazione bancaria e finanziaria .

Le indagini su Nicola Inquieto, arrestato – attraverso procedura M.A.E., con il supporto di Eurojust e del Servizio Interpol, in stretto contatto con il II reparto investigazioni e con il III reparto relazioni internazionali della DIA – a Pitesti (Romania), hanno consentito di individuare un imponente patrimonio societario ed immobiliare in Romania, tra imprese di costruzione, centri benessere, varie centinaia di appartamenti già ultimati o in costruzione.




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