“Un solo sindaco si oppose”, il folle piano degli Zagaria

Casapesenna. Non ci sono soltanto gli affari del clan. Nelle 324 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare siglata dal gip Federica Colucci e notificata ai fratelli Giuseppe e Nicola Inquieto c’è spazio anche per un quadro dettagliato di ciò che è stata la politica  a Casapesenna prima della cattura del capoclan e soprattutto dell’ingerenza che il padrino aveva sulla vita amministrativa della sua città.

A fornire questo spaccato è Michele Barone, ex affiliato alla cosca Zagaria (peraltro imparentato col parroco al centro dello scandalo a luci rosse) e ora collaboratore di giustizia. Barone si sofferma anche su Fortunato Zagaria e Giovanni Zara, i due ex sindaci, rispettivamente imputato e parte lesa nel procedimento di violenza privata con l’aggravante mafiosa.


“Posso affermare che i sindaci del Comune di Casapesenna erano diretta espressione di Michele Zagaria. Fortunato Zagaria era uno di questi sindaci espressione diretta di Michele Zagaria. Un solo sindaco, non nell’elezione bensì nell’attuazione delle direttive di Michele Zagaria: parlo di Giovanni Zara, il quale venne eletto grazie al sostegno di Michele Zagaria ma che poi, una volta eletto, cominciò a non essere più fedele esecutore delle volontà di Michele Zagaria. Infatti, capitò che io stesso ebbi incarico di fargli un atto intimidatorio che mi venne commissionato da Salvatore Nobis, per il tramite di Mario Nobis, su volontà di Michele Zagaria”.

“Il periodo in cui ricevetti quest’incarico risale al mese di aprile – maggio 2009, dopo la mia scarcerazione, in cui però – almeno per quello che mi ricordo – lo Zara non era più sindaco essendo stato sfiduciato perchè tutti i consiglieri comunali lo sfiduciarono per diretta volontà di Michele Zagaria. Ebbene, proprio a causa di questa sua politica di mancata esecuzione delle volontà di Michele Zagaria, lo Zara doveva essere punito tanto che Mario Nobis accompagnò Carlo Bianco in un sopralluogo per mostrargli l’abitazione di Zara.”




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