Amante del boss uccisa, chiesto processo: ora è caccia ai killer

MARCIANISE. E’ stata fissata l’udienza preliminare per l’omicidio di Angela Gentile, amante del boss Domenico Belforte, il cui corpo non è mai stato ritrovato. Già ad inizio dicembre il pm della Dda di Napoli Luigi Landolfi aveva chiuso le indagini chiedendo il rinvio a giudizio del capoclan e della moglie Maria Buttone, considerati i mandanti del delitto.

Sarà il gup ora a decidere se mandare a giudizio i coniugi Belforte. La Direzione Distrettuale Antimafia ha chiuso dunque il cerchio sui mandanti, ma ci sono ancora delle zone grigie da svelare: in particolare i magistrati vogliono ora individuare gli esecutori materiali del delitto che resta ancora avvolto da mistero.

Nell’avviso di conclusione delle indagini, già notificato a dicembre, era stata esclusa l’aggravante mafiosa: l’omicidio era stato motivato solo dalla gelosia della consorte di “Mimì Mazzacane”. Nell’eventuale processo potrebbe essere chiamata a testimoniare anche l’allora bimba, oggi diventata ragazza, che Belforte avrebbe avuto proprio dalla Gentile e che avrebbe riconosciuto una volta uscito dal carcere nel 1991. La giovane ricorda che la madre defunta avrebbe detto in una telefonata: “Zoccola, non mi fai paura.” Per gli investigatori si rivolgeva  così alla Buttone, della quale aveva timore, secondo alcuni familiari, per alcune minacce già ricevute.


Angela Gentile, di Marcianise, era scomparsa il 28 ottobre 1991 senza lasciare traccia. Accompagnò la figlia a scuola ma non andò mai a riprenderla e i familiari denunciarono il caso soltanto tre giorni dopo perchè pensavano che la sorella fosse in Germania. Una lunga scia di misteri che ora potrebbe essere svelata a breve.

 

Gentile, Belforte e Buttone

La bambina, che all’epoca aveva 12 anni, venne cresciuta dalla famiglia del boss Domenico Belforte e dalla moglie Maria Buttone. Il rapporto tra le due è tale che di fatto è stata considerata una seconda madre.




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