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Caccia aperta a De Luca, controlli nella roccaforte. La pista romana…

San Cipriano d’Aversa. Da quattro giorni di lui si sono perse le tracce. Corrado De Luca non può definirsi un latitante visto che dal momento della prima irruzione nel suo domicilio è passato un tempo molto breve. Il timore che questa irreperibilità possa sfociare in qualcos’altro c’è ed è palpabile.

Per questo motivo da lunedì gli investigatori non hanno mai smesso di tenere alta la pressione sul 50enne. Un’infanzia a Sorrento, il trasferimento a San Cipriano d’Aversa, poi le frequentazioni col gruppo del “Ninno” Iovine, l’arresto del 2010 dopo un’altra latitanza. I carabinieri della Compagnia di Casal di Principe, guidati dal capitano Simone Calabrò, gli devono notificare un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’ipotesi di reato di associazione per delinquere di stampo mafioso.

Questa mattina a San Cipriano d’Aversa sono scattati altri controlli ma di De Luca ancora nessuna traccia. L’ipotesi che possa essere lontano dall’agro aversano è più che mai viva e una traccia porta a Roma dove il 50enne è formalmente residente. La fase degli interrogatori di garanzia è stata ormai ultimata.


Il vigile Giuseppe Della Corte e Luigi Iorio detto “Trentatrè” hanno risposto alle domande del gip. Ha respinto le accuse mosse dalla Dda anche Lattanzio: l’operaio è stato ascoltato in Lombardia dove è stato tratto in arresto lunedì dagli uomini della Benemerita. All’appello manca quello che la Procura Antimafia ritiene il fulcro dell’ultima inchiesta sul clan dei Casalesi.




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