Ventrone: “Difendiamo la città da quei gruppi di potere che l’hanno affossata”

Maddaloni. Nell’annunciare la mia terza candidatura in Maddaloni nel cuore a sostegno di Andrea De Filippo, voglio partire dall’asserzione di un famoso scrittore francese: “C’è un’azione peggiore del togliere il diritto di voto al cittadino, e consiste nel togliergli la voglia di votare”. Questo perché so bene quanto siate stanchi e sfiduciati e quanto surreale sia diventato lo scenario politico di questa città, ma so anche che non dobbiamo darla vinta a chi ci ha ridotti così. Non dobbiamo consentire che i mercanti entrino nel tempio.

Non mi pare il caso di ricapitolare ciò che è successo l’anno scorso, è noto a tutti, ma credo sia necessario sottolineare che di sicuro nessuno può addebitare alla mia parte politica la responsabilità di aver riaffidato la città ad un commissariamento prefettizio e di averla costretta ad una ennesima tornata elettorale.

Quello che auspico e che non venga meno la voglia di votare, perché ora, più che mai, dobbiamo riprenderci la città e sottrarla, una volta per tutte, a quei gruppi di potere che l’hanno tenuta in ostaggio per anni e che, a giugno scorso, in maniera oltremodo irresponsabile,  hanno mandato a casa un sindaco democraticamente eletto, solo perché i piani di spartizione della torta erano saltati. Occorre dare una lezione a chi continua a presentarsi con la stessa casacca, ma anche a chi si fa supportare, dietro le quinte, da alcuni di quegli irresponsabili.

Nel chiedervi, quindi, di far sentire la vostra voce attraverso quel segno sulla scheda nel segreto della cabina elettorale, vorrei però invitarvi a valutare un aspetto importante: Maddaloni non è un piccolo e felice borgo rurale della Pianura Padana, ma una città di notevoli proporzioni in Terra di Lavoro, una città difficile che ha problemi complessi. Vorrei invitarvi ad individuare tra i vari candidati a sindaco chi ritenete che conosca i meccanismi della macchina amministrativa e i termini delle questioni da risolvere e chi sia in grado di creare una solida  rete di collaborazione e di condivisione con le altre istituzioni elettive.

Maddaloni ha bisogno di una persona competente, disposta ad assumersi responsabilità politiche con coraggio e determinazione e, se per la terza volta ho scelto di candidarmi con ANDREA DE FILIPPO, è perché ritengo che lui possa risollevare le sorti di questa città.

Credo che non sia l’unica ad essermi accorta che, se anche si volesse decidere per esclusione, la scelta non sarebbe difficile. C’è chi, dopo aver tappezzato i muri della città di manifesti con slogan fumosi, scrive con naturalezza che il suo programma “sarà sintesi di tutte le istanze, i bisogni” che ha raccolto in un mese, confessando, in tal modo, di non avere la minima contezza di quelli che sono i temi cardine che un sindaco dovrà affrontare, ma che sta ancora cercando di capire (sigh) e chiede, a pochi giorni dal voto, che i cittadini facciano delle proposte; chi, dopo aver contribuito a riportare Maddaloni nel baratro, con presunzione inaudita e sfiorando il ridicolo, dice che si ispirerà ad Aldo Moro; chi, spuntando dal nulla, come un fungo, fa appelli su Fb al cambiamento, senza indicare un solo punto di programma e infine chi, supportato da “impresentabili”, si propone ogni volta come alfiere di uno schieramento di natura differente, saltando con nonchalance da destra a sinistra.

Il cambiamento vero può avvenire solo se affidiamo la città a chi non paventa soluzioni semplici e preconfezionate in questi mesi di campagna elettorale, per poi scontrarsi con una realtà complessa che non conosce e che non saprà affrontare, ma a chi ha conoscenze e competenze per potersi districare in un contesto articolato e difficile. Può avvenire solo se scegliamo un sindaco che da anni è appoggiato da una squadra che condivide il suo progetto e non chi, la notte prima della presentazione delle liste, è andato elemosinando appoggi, per poi presentarsi con quelli con cui si era scontrato il pomeriggio precedente, non certo per motivi politici, ma per il solito teatrino del posizionamento nelle liste di qualche “figlio d’arte” ambizioso.

Caterina Ventrone