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Bidognetti, requisitoria per 28. FOTO E NOMI

CASAL DI PRINCIPE. Quasi tre secoli di carcere per 28 imputati. E’ l’esito della requisitoria appena terminata presso il tribunale di Napoli e che ha riguardato coloro che hanno chiesto di essere processati con rito abbreviato.

Il pm della D’Alessio ha invocato 16 anni Ciro Aulitto (1956, Castel Volturno); 12 anni Antonio Baldascini (1961, Casal di Principe); 12 anni per Giuseppe Basco (1987, Frignano); 16 anni per Giuseppe Bianchi (1978, Casal di Principe); 15 anni per Katia Bidognetti (1982, Casal di Principe); 6 anni per Teresa Bidognetti (1990, Casal di Principe); 12 anni per Vincenzo Bidognetti (1985, Casal di Principe); 5 anni per Stanislao Cavaliere (1966, Casal di Principe); 15 anni per Gaetano Cerci (1965, Casal di Principe); 12 anni per Gabriele Cioffi (1975, San Nicola); 12 anni per Domenico D’Alterio (1969, Castel Volturno); 12 anni per Antonio Luigi De Luca (1980, Giugliano); 12 anni per Vincenzo De Luca (19977, Casal di Principe); 12 anni per Mirco Feola (1980, San Nicola la Strada); 8 anni per Giovanni Lubello (1986, Casal di Principe); 14 anni per Umberto Maiello (1959, Casal di Principe); 10 anni per Raffaele Manfredi (1988, Casal di Principe); 15 anni per Carmine Micillo (1953, Castel Volturno); 20 anni per Dionigi Pacifico (1962, Casal di Principe); 12 anni per Francesco Puoti (1973, San Cipriano d’Aversa); 20 anni per Amerigo Quadrano (1967 Castel Volturno); 14 anni per Vincenzo Schiavone (1966, Casal di Principe);12 anni per Giacomo Simonetti (1977, San Cipriano d’Aversa); 12 anni per Carlo Taurino (1974, Mondragone); 12 anni per Ciro Taurino (1972, Mondragone); 12 anni per Giuseppe Verrone (1984, San Cipriano d’Aversa); 6 anni per Orietta Verso (1974, Parete); 12 anni Luigi Bitonto Castel Volturno


L’inchiesta ha riguardato, da una parte, alcune vicende legate alle attività interne alla famiglia di Francesco Bidognetti, dall’altro alcune presunte estorsioni commesse da affiliati del clan. Gli indgati, tra le quali le due figlie e la nuora del boss, sono stati ritenuti, a vario titolo, responsabili dei reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, ricettazione ed estorsione, delitti, questi ultimi, aggravati dal metodo mafioso.

Le indagini si sono avvalse delle dichiarazioni di molti collaboratori di giustizia e di attività di intercettazione (telefoniche, ambientali e telematiche), il tutto riscontrato dalle dichiarazioni rese, controlli e pedinamenti.

Centrale il ruolo delle figlie del boss Francesco Bidognetti: le donne si occupavano della distribuzione degli stipendi ai componenti del gruppo, dell’assistenza economica e legale ai familiari in carcere, della veicolazione di informazioni agli affiliati detenuti, del sostentamento, anche attraverso il reperimento di posti di lavoro, di familiari di associati liberi. Le stesse sono anche accusate di ricettazione aggravata per aver goduto di uno stipendio mensile derivante dalle attività illecite del clan.




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