Napoli Teatro Festival: ‘Abitare la battaglia’, conseguenze del Macbeth

TEATRO IN PILLOLE – Rubrica di cultura e spettacolo a cura di Lucia Granatello.

ABITARE LA BATTAGLIA- Conseguenze del Macbeth – (NAPOLI TEATRO FESTIVAL 2018)

Sabato 9 Giugno e Domenica 10, presso GALLERIA TOLEDO, in occasione del Napoli Teatro Festival è andato in scena ABITARE LA BATTAGLIA (conseguenze del Macbeth) uno spettacolo molto ben interpretato da un gruppo di giovani attori diretti dal regista romano Pierpaolo Sepe e sui quali si è distinta la superba interpretazione dell’unico elemento femminile Noemi Francesca.

Spettacolo impegnato ed intenso dove il sentire interpretato era quasi un sentire avvertito, condiviso. I dolori, le perdite, le umiliazioni.
La sconfitta dell’unico contro bilanciamento della nostra parte “umana” a discapito di una qualche forma di redenzione. Si assiste ad una battaglia, la più cruda e irruente. Quella che ognuno compie dinanzi alla brama del potere e alla scomoda e violenta gestione di quest’ultimo. La disfatta nel senso più ampio e rotondo del termine.


Il Macbeth di Shakespeare è un opera che drammatizza i catastrofici effetti fisici e psicologici dell’ambizione politica per coloro che cercano il potere per il proprio interesse personale: l’esito di tale condotta è un gorgo inesorabile di errori ed orrori. Ciò che ne consegue è «la nascita del male, il suo insinuarsi nell’animo umano ed il conseguente controllo della volontà, determinante del più feroce e inammissibile conflitto che la coscienza debba sopportare. È questo il campo di battaglia. Quello che avviene una volta che le forze si schierano sul campo tuttavia, può stupire».

La drammaturgia di Elettra Capuano lascia ad ogni modo uno spiraglio di salvezza, un possibile punto di domanda. Un lasciapassare che oscuri la stessa ombra. «Non a caso gli attori sulla scena vengono chiamati a un forte dispendio fisico, a un affanno del corpo teso a sottolineare che, pur sapendo che la vita si risolve in un passaggio fugace, l’uomo si opera per segnare il suo tempo, per incidere il suo nome da qualche parte: da qui l’ambizione, il desiderio di immortalità che il potere sembra concedere, la sete di avere di più di quel che si ha nell’illusione che questo migliori l’esito della recita oscura».

 




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