Dipendente del Comune li accusa di usura, giudice ribalta tutto

Villa Literno (di A. Aulicino). Erano stati accusati del reato di usura da parte di un ex dipendente comunale, ma sono stati entrambi scagionati. Carlantonio Falcone (classe 53) e Giovanni Fontana (classe 70), entrambi nati e residenti a Villa Literno, erano stati denunciati per aver prestato delle somme di denaro (20mila euro in due), pretendendo poi in cambio rate mensili ad interessi elevati.

La vicenda contestata risale al 27 giugno 2012 in seguito ad un evento parallelo. In quella data Francesco F., che prestava servizio presso il comune di Villa Literno, denunciò la rapina di alcune cambiali del valore complessivo di 50mila euro. Secondo un testimone infatti, in quel periodo il comune viveva una circostanza particolare: non essendoci un notaio, le varie funzioni notarili venivano espletate dal segretario comunale, il quale a sua volta aveva incaricato Francesco F. di attrezzare un ufficio presso la sua abitazione in cui i cittadini potessero recarsi per estinguere le cambiali.


Tuttavia in seguito alle successive attività investigative, il “derubato” aveva ceduto alle tensioni causate dall’evoluzione delle indagini, finendo col confessare di essersi inventato tutto: era stato egli stesso ad intascare la somma per sopperire ad una serie di gravi problemi economici. Un momento di difficoltà che lo aveva spinto a chiedere un prestito ai due compaesani, salvo poi decidere di denunciarli per i tassi usurai.

Indagato dunque per simulazione di reato e peculato in un altro processo, una volta chiamato in aula per testimoniare contro i presunti usurai, aveva deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere, forse per timore di peggiorare la propria posizione.

Il collegio IA del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, avente come presidente il dottor Caparco, ha dunque deciso di prosciogliere Falcone (assistito dall’avvocato Gennaro Caracciolo dello studio Forensis di Caserta) e Fontana da ogni accusa, in quanto “dalla mancata testimonianza dell’accusatore non è possibile ritenere provato, al di là di ogni ragionevole dubbio, l’assunto accusatorio secondo cui l’uomo sarebbe stato vittima di usura”.




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