“Quelle femmine so bone?”: ecco le telefonate tra gli arrestati

Santa Maria Capua Vetere/San Prisco. Il giro dello spaccio si è spostato a San Prisco. Tra il 2015 e il 2016, dopo la faida al rione Iacp, il business legato alla droga è finiti nei paesi limitrofi della città del Foro. L’indagine che ha portato oggi a 11 arresti ha evidenziato ciò che avveniva in quel periodo a San Prisco.

Decisive per giungere all’emissione dell’ordinanza sono state le telefonate intercettate dalle forze dell’ordine su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia che ha indagato sulla vicenda pur non essendoci l’ombra del clan della zona.

Nelle oltre 300 pagine firmate dal gip Egle Pilla sono riportate diverse telefonate. Sintomatica è quella del 27 ottobre 2015 quando Pasquale Regino è riuscito a trovare la sostanza stupefacente richiesta da Tommaso D’Angelo e necessaria per la vendita a dettaglio da parte dei pusher.


In questa conversazione utilizza “femmine” per indicare lo stupefacente e “bone” per indicare la qualità della roba acquistata. Regino avvisa nella telefonata D’Angelo, ritenuto il capo del sodalziio, che l’acquisto è andato a buon fine e si accordano per la consegna. Nella conversazione emergono anche altri indagati, interessati dalla filiera, tra i quali Paolo Buono al quale dovrà essere consegnata la fornitura e Vincenzo Mauro e Giovani Cestrone, figlio del defunto “Angelo di Carditello” e già finito nei guai nell’inchiesta sullo spaccio davanti al liceo, coi quali è previsto un incontro per il giorno successivo.

Ecco uno stralcio della conversazione

(TD Tommaso D’Angelo; PR Pasquale Regino)

TD: Cosa è successo?
PR: A posto da domani…
TD: Di cose buone o attive?
PR: buone, buone, buone
TD: Si tutte buone buone buone…




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