LE CONDANNE. Pizzo mascherato da quota del club Napoli, l’atto finale

CAPUA/CASAL DI PRINCIPE. Sono state rese note in questi giorni le motivazioni della sentenza con cui lo scorso 31 maggio la seconda sezione penale della Corte di Cassazione ha reso definitive le condanne a quattro di reclusione perSebastiano Pistone, classe 1989, di Capua e Cipriano Gravante, classe 1971, di Casal di Principe. I due avrebbero rivolto a un imprenditore di San Tammaro una richiesta estorsiva a sfondo calcistico visto che i due imputati avevano chiesto soldi mascherati da quota di un Napoli Club della zona.

Sono stati condannati per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di un imprenditore edile di San Tammaro e in primo grado erano già stati condannati a quattro e sei mesi di reclusione ciascuno. Una pena nettamente inferiore, comunque, rispetto a quella invocata nella requisitoria: il pubblico ministero della Dda di Napoli aveva chiesto una condanna a 8 anni di reclusione.

Gli indagati avrebbero chiesto un’estorsione da mille euro mascherandola dietro una quota di iscrizione ad un club di tifosi del Napoli per sviare sospetti tra i clienti della struttura. Ognuno dei cento soci avrebbe dovuto versare una fantomatica quota di 10 euro, ma in realtà i mille euro complessivi erano la somma da estorcere all’imprenditore.


A fronte del rifiuto da parte del proprietario della struttura sportiva di pagare, c’erano stati alcuni incontri in strada nel tentativo di ricordargli l’estorsione. I due si erano rivolti alla Cassazione confidando di far cadere l’aggravante mafioso, ma la Suprema Corte ha confermato lo scenario emerso nei due precedenti gradi di giudizio cristallizzando la pena già fissata per entrambi.

Cipriano Gravante e Sebastiano Pistone



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