Pizzo per il clan, decisione per 5: cancellata la condanna più pesante

CESA. Quattro condanne e un processo da rifare. Sono state rese note le motivazioni con cui la Cassazione nelle scorse settimane si è espressa sui ricorsi presentati contro. la sentenza in Appello per cinque imputati coinvolti nell’inchiesta sulle estorsioni a Cesa effettuate dal clan Mazzara.

La Suprema Corte ha confermato quattro delle cinque condanne emesse a suo tempo dalla settima sezione della Corte di Appello ed in particolare 15 anni e 3 mesi a Giovanni Mazzara; 18 anni a Nicola Mazzara; 13 anni a Tommaso Scarano e 9 anni a Giuseppe Duilio, quest’ultimo già arrestato nelle scorse settimane appena la sentenza è diventata definitiva.

E’ stata cancellata (al momento) una condanna, la più pesante: è infatti da rifare il processo a carico di Amedeo Mazzara, per il quale era stata fissata la pena di 20 anni in Appello. Ricorso accolto e rinvio in Appello.

Rispondono, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione aggravata e sequestro di persona.  L’attività di indagine si sviluppò dal dicembre 2007 fino al giugno 2011 e supportata da indagini tecniche che hanno consentito di definire gli organigrammi dei gruppi camorristici operanti nel territorio aversano e di raccogliere rilevanti fonti di prova in relazione ai reati di associazione per delinquere di stampo camorristico, estorsione ai danni di imprenditori, reati contro la persona, sequestri e minacce gravi.


Amedeo Mazzara, Giovanni Mazzara e Tommaso Scarano


Il processo inquadra quanto avvenuto negli ultimi anni sul territorio di Cesa e che aveva portato all’arresto ed alla successiva condanna di esponenti del clan Ferriero e Caterino. Il clan Mazzara, a struttura prevalentemente familiare, fondava la sua forza sull’appartenenza di Amedeo Mazzara al clan dei casalesi e dal recente rapporto instauratosi con Nicola Schiavone, figlio di Francesco detto “Sandokan”, attualmente in carcere.

 




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