Vescovo: “Uccisi dall’uomo”. La rabbia del padre. L’ADDIO AI 4 ANGELI DI TORRE

“Qualcuno dice che è il momento del dolore e del lutto e non dobbiamo pensare a cause e responsabili. E’ vero ed è altrettanto vero che questo discorso può essere fuorviante, elusivo, di comodo. E’ giusto invece che ci poniamo degli interrogativi e ci domandiamo perché tutto questo è accaduto, e non per fare del giustizialismo o sensazionalismo ma perché abbiamo il sacrosanto dovere di saperlo nel rispetto che dobbiamo a chi ha perduto la vita e alle loro famiglie”.

È uno dei passaggi più duri dell’omelia del cardinale di Napoli Crescenzio Sepe che sta officiando nella basilica di Santa Croce a Torre del Grecole esequie dei quattro ragazzi morti nel crollo del ponte a Genova. “Che cosa si può dire a un genitore che vive nel dolore della morte del figlio? – ha proseguito Sepe – C’è il loro rifiuto ad ogni tentativo di ragionamento. Solo la fede in Cristo morto e risorto può essere d’aiuto”.

La lunga omelia è stata salutata con un lungo applauso dalle migliaia di persone che gremiscono la chiesa. “Antonio, Giovanni, Matteo e Gerardo – ha concluso l’arcivescovo – restano testimonianza viva di una violenza consumata non dal destino ma dalla mano dell’uomo che si sostituisce alla mano di Dio per i propri interessi, e diventano simbolo di rinascita se tutti sapremo uniformare i nostri ruoli e i nostri comportamenti a quell’etica della responsabilità che è parte fondamentale del vivere civile e religioso”.


La rabbia del papà di Giovanni

 “Mio figlio è stato ammazzato. Vittima di un destino beffardo ma anche di chi non ha pensato che su quel ponte potevano esserci dei figli di gente oggi disperata”. Così Roberto Battiloro, il papà di Giovanni, uno dei quattro ragazzi di Torre del Greco (Napoli) morti a Genova. All’esterno del casello di Torre del Greco nella notte è stato posto uno striscione (poi rimosso) nel quale si leggeva ”Antonio, Matteo, Giovanni e Gerardo… non è stato il fato ma lo Stato!”

 




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