Uno della gang libero dopo 20 arresti. Mai rimpatriato grazie a una donna

Santa Maria Capua Vetere. Un curriculum lunghissimo. Oltre venti arresti in quindici anni di carriera da topo di appartamento. La storia di Mensur Daci, uno dei quattro della banda albanese fermata dalla squadra mobile di Caserta la settimana scorsa, dopo un inseguimento da film, dice molto dei rivoli della macchina della giustizia italiana e di come essa vada, anche inconsapevolmente, ad inficiare il lavoro degli investigatori.

Lui era l’unico dei quattro ad avere un regolare permesso di soggiorno grazie al matrimonio con una donna italiana con la quale viveva insieme ai figli a Curti. Secondo glii investigatori era lui la testa di ponte per gli altri tre, irregolari e tutti domiciliati a Caivano, che però si spostavano nella zona di Santa Maria Capua Vetere probabilmente su indicazione di Daci che forniva dettagli su possibili bersagli.


La carriera parla per lui: prima denuncia per furto ad appena 18 anni, alla quale poi seguono oltre venti arresti, nessuno dei quali lo ha però tenuto dentro a lungo grazie alla decorrenza dei termini. L’ultimo fermo era del 2017, ma anche quello è durato poco. Prima di un definitivo che lo metta dietro le sbarre, ci sono voluti gli agenti della squadra mobile per mettere fine all’estate da incubo dei furti in casa.

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