Casa distrutta da esplosione e niente risarcimento: Vitantonio morto “da profugo”

San Cipriano D’Aversa. Nel maggio 2017 i suoi congiunti, attraverso Studio 3A, avevano lanciato anche un accorato appello all’autorità giudiziaria perché accelerasse i tempi del procedimento penale che, con la fase delle indagini preliminari ancora apertaprecludeva all’anziano e alla moglie ogni possibilità di rimettere in sesto e di tornare nella casa dove avevano sempre vissuto, il loro più grande desiderio. Non è bastato. Vitantonio Iovine il 10 agosto è mancato, all’età di 79 annisenza più poter rimettere piede nella sua abitazione di via Diana 47, a San Cipriano d’Aversa, distrutta da un’esplosione il 23 marzo 2016. Ed è stato costretto a vivere gli ultimi anni della sua esistenza quasi da “profugo”, in una dimora vecchia e inadeguata, dove peraltro la moglie, Lidia Pirozzi, che di anni ne ha 71, sta continuando ad abitare.

A causare la deflagrazione e l’incendio conseguente, che hanno devastato il loro alloggio al primo piano dell’edificio e danneggiato anche quello al piano superiore, del fratello di Iovine, e i fabbricati vicini, era stato lo scoppio di una bombola di gas da 15 kg che alimentava una stufa catalitica. Ed è stato un miracolo che i due coniugi non siano rimasti vittima dello scoppio: sono stati messi in salvo per un soffio dal nipote, chiamato dalla signora Lidia perché la bombola palesava problemi, e che per portare fuori gli zii si è gettato tra il fumo e le fiamme delle tende che andavano a fuoco e si è ferito con i vetri e i calcinacci che lo hanno investito. Per far luce sul grave incidente e ottenere giustizia e un congruo risarcimento, i due anziani e i loro familiari si sono affidati, attraverso il consulente personale Riccardo Vizzi, a Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni genere di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini.

Sull’incidente il Pubblico Ministero della Procura di Napoli Nord, dott. Giuseppe Borriello, ha aperto un procedimento penale a carico di ignoti per il reato di incendio, disponendo il sequestro dell’immobile, per appurare le cause dell’accaduto e verificare lo stato di agibilità e la tenuta strutturale dello stabile. Per fortuna, l’esplosione non ha provocato danni agli elementi portanti dell’intero fabbricato, ma ha causato lo sventramento dei tompagni e delle pareti dell’appartamento al primo piano, con conseguente pericolo di crolli, rendendolo inagibile: per tornare ad abitarci servono gravosi lavori di ristrutturazione, quantificati nell’ordine di oltre duecentomila euro tra opere murarie, acquisto dei serramenti nuovi, etc. Lavori che, dopo il dissequestro, sono iniziati, ma procedono piano piano non avendo a disposizione la famiglia una tale somma.

Le indagini condotte dal comando provinciale di Caserta dei Vigili del Fuoco hanno portato ad accertare che lo scoppio è stato dovuto al malfunzionamento della valvola di apertura e chiusura della bombola di Gpl, scoprendo il velo su un mercato dove normative, verifiche e controlli periodici di questi prodotti potenzialmente pericolosissimi spesso non vengono minimamente rispettate. Nello specifico, peraltro, la bombola è risultata risalire addirittura al 1974 ed essere della Ener Gas (già Sud Gas). Ma a seguito dei “giri” sul vuoto a rendere, essa non è rientrata alla ditta proprietaria ma alla Nuova Diana Gas, che riempie le bombole, dovrebbe verificarle e manutentarle, e poi le concede in appalto di vendita alla “Piatto Group”, che le vende soltanto, non disponendo di personale per installarle. La bombola in questione, che era stata revisionata l’ultima volta nove anni prima, era stata acquistata da pochi giorni dal figlio della coppia di anziani. Dunque, una pluralità di soggetti coinvolti che non rende semplice la definizione delle responsabilità. Sta di fatto, però, che in quasi due anni e mezzo la Procura non ha ancora chiuso la fase delle indagini preliminari né assunto provvedimenti, elemento determinante per poter procedere con fondatezza alla richiesta di risarcimento, che per i danneggiati non è solo un diritto ma anche una necessità per poter sostenere gli ingenti costi di ristrutturazione della casa di via Diana 47. E, nonostante i solleciti, non è mai pervenuta alcuna comunicazione in tal senso.


Di qui l’appello lanciato lo scorso anno dai familiari dei due anziani, anche alla luce del fatto che la coppia è stata costretta a trasferirsi nell’unica abitazione che avevano a disposizione, quella dei genitori di Vitantonio Iovine, che però è vecchissimadiroccata, del tutto inadatta, tanto più per degli anziani, e che a sua volta necessiterebbe di lavori di ripristino e messa in sicurezza. Si sperava che si potessero velocizzare i tempi del procedimento penale e, una volta definite le responsabilità, aprire un tavolo di confronto tra le parti coinvolte per evitare i soliti “rimpalli”, addivenire a una soluzione e, con i soldi del risarcimento, poter ridare ai due coniugi una sistemazione decorosa. Ma purtroppo per Vitantonio non c’è stato tempo. Ora la speranza è che almeno Lidia, un giorno, possa coronare il sogno di rientrare a casa.

 




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