“La bloccava mentre figlio la massacrava”: medico incastra l’ex pizzaiolo. Condanna definitiva

Maddaloni. In queste ore sono state rese note le motivazioni con cui lo scorso 30 maggio la prima sezione della Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna a 30 anni di reclusione per Francesco De Santi, l’ex pizzaiolo di Maddaloni accusato di aver partecipato all’efferato omicidio di Maria Agnese Coscia, la 62enne ammazzata a coltellate dal figlio Manlio Spagnuolo la notte tra il 14 e il 15 febbraio 2013 nell’abitazione di via Brecciame.

I due volevano rubare l’oro presente in casa probabilmente per acquistare la droga, ma la madre, che stava dormendo sul divano, si svegliò e riconobbe Manlio. Il figlio, vistosi scoperta, reagì sferrando quei 30 drammatici fendenti, 12 dei quali colpirono organi vitali, dissanguando la donna.

La difesa di De Santi aveva puntato sull’inattendibilità di Spagnuolo che avrebbe reso cinque versioni discordanti. La Corte di Cassazione però, facendo leva, sul referto medico, non ha creduto a questa versione e ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione.


“La tesi del De Santi, si è anticipato, è stata ampiamente smentita – scrive la Cassazoine – dalle acquisizioni processuali. Si è osservato che la prospettazione del ricorrente (De Santi, ndr), secondo cui si sarebbe trattato di un’azione estemporanea e posta in essere dal solo Spagnuolo -che avrebbe lasciato inerme il De Santi medesimo- non è stata smentita dalla sola dichiarazione dello Spagnuolo, ma da quanto aveva avuto modo tecnicamente di accertare il medico legale. In questa logica sono state valorizzate le verifiche operate in sede di accertamento autoptico che non evidenziavano lesioni da difesa agli arti inferiori o superiori. Quanto alle prime, la giustificazione era stata data proprio alla luce del contenuto della chiamata di correo dello Spagnuolo. Le gambe della donna erano bloccate ed ella subiva l’azione dell’estraneo a cavalcioni. Quanto alle seconde è di tutta evidenza -ha spiegato il medico legale- che neppure gli arti superiori presentavano le tipiche lesioni da difesa che si sarebbero dovute, contrariamente, repertare là dove la donna stessa fosse stata libera di muovere le braccia e le mani. Ciò non era, tuttavia, accaduto perché l’altro soggetto che le teneva le mani le aveva inibito ogni movimento”

“Un’azione compressiva” l’ha definì all’epoca il medico legale per spiegare in che modo la donna fosse stata bloccata durante quel furto trasformatosi poi in un omicidio efferato. “Laveva inibito il movimento degli arti inferiori e premendo contro il viso un cuscino non le permetteva di urlare. Nel compiere queste operazioni, tuttavia, il De Santi per incitare il concorrente e velocizzare l’azione chiamava per nome lo Spagnuolo. Costui, accortosi del riconoscimento da parte della madre, si recava in cucina e, armatosi di un coltello, si scagliava con ferocia sulla donna per ucciderla, mentre il De Santi la teneva ferma”.




Condividi