Blitz dei carabinieri: preso Ti Ti Affinita. E’ accusato di molestie sessuali

SECONDO AGGIORNAMENTO. I fatti partono dal mese di novembre e vedono anche l’accusa di corruzione di minorenne, il nipote di 5 anni. Le denunce partono dalla madre e dalla sorella. La polizia giudiziaria ha ricostruito le angherie perpetrate (atti sessuali), alle quale il nipote era costretto ad assistere.

Affinita vessava le vittime creando un clima di terrore

AGGIORNAMENTO. Emergono particolari inquietanti in merito all’arresto questo pomeriggio del pregiudicato Roberto Affinita, alias Ti Ti., di via Panoramica.

Un’ordinanza, lunga, intrisa di episodi che lasciano sconcertati, atteggiamenti da maniaco tenuti sotto le mure domestiche. Una volta in occasione di un controllo dei carabinieri, il 40enne pregiudicato si è finanche abbassato i pantaloni davanti ai militari, facendogli un gesto. L’ordinanza è il frutto della denuncia di una donna, ma non si tratta della recente sposa di Affinita, la ragazza spagnola di origini maricchine, presa in moglie lo scorso 26 giugno in Municipio. Le altre accuse ai suoi danni sono maltrattamenti in famiglia e danneggiamenti, in alcune occasione ha praticamente ogni cosa che si trovava davanti. Disperati in genitori, in particolare il padre Vincenzo Affinita alias ‘o cicculillo, operatore nel settore delle pompe funebri.

 

Santa Maria a Vico. Ordinanza in carcere per il pregiudicato Roberto Affinita di via Panoramica, detto Ti Ti, della famiglia dei Cicculilli.


I carabinieri nel pomeriggio lo hanno prelevato a casa e dopo le formalità di rito lo hanno portato in carcere, eseguendo un’ordinanza della Procura di Santa Maria Capua Vetere. Le accuse sembrano gravi: maltrattamenti, danneggiamenti e molestie sessuali su 2 donne.

Robertino è dei fratelli Affinita quello che fino ad ora aveva avuto meno problemi con la giustizia. Salì alla ribalta oltre dieci anni fa per la vicenda della bomba alla caserma dei carabinieri di Santa Maria a Vico del 2003 in qualità di super testimone, oltre che di indagato. Le sue dichiarazioni non furono giudicate credibili nonostante avesse partecipato in prima persona al posizionamento dell’ordigno. Quel processo morì in maniera scandalosa, fu archiviato, dopo che quel raid dinamitardo all’inizio del 2003 fece clamore in tutta Italia, così come gli arresti del 2005.

SEGUIRANNO AGGIORNAMENTI




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