Finisce in carcere l’ultimo dei Bifone

PORTICO DI CASERTA. Si è costituito alcuni giorni fa nel carcere di Lanciano Angelo dei Bifone, detto Giulione, fratello minore dei vari Nicola, Alfredo ed Antonio Zuzù.
Angelo Bifone che nell’inchiesta di cinque anni con la quale fu sgominato definitivamente il clan, poi minato dai pentimenti, fu solo indagato per poi essere giudicato e condannato.

Angelo deve scontare una condanna definitiva a quattro anni e mezzo di reclusione e ha scelto Lanciano per costituirsi, proprio dove è rinchiuso suo fratello Nicola. Secondo gli inquirenti Angelo utilizzava il furgone della sua ditta per trasportare il fratello maggiore Antonio che andava a chiedere il pizzo.

Angelo Bifone, 48 anni, fu indagato dalla Procura insieme ad altre nove persone nel 2013 per alcuni beni intestati riconducibili alla cosca portichese. L’attività investigativa, iniziata nel luglio 2012 e condotta anche con l’ausilio di attività di intercettazione riscontrate dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, ha consentito di raccogliere un grave quadro indiziario su alcuni componenti della famiglia Bifone che avrebbero continuato ad organizzare, anche se detenuti, l’attività estorsiva sul territorio attraverso loro complici.

Nel corso dell’indagine furono portate alla luce le vicende di numerosi imprenditori vittime di minaccia e sono stati ricostruiti otto episodi estorsivi verificatisi tra il 2007 e il 2013. Le risultanze investigative permisero di verificare che i capi del gruppo reimpiegavano le ingenti somme di denaro provento delle estorsioni, affidandole a terzi per la custodia e per occultarne l’illecita provenienza.

Al primo Consiglio Oliviero acquisirà il fabbricato della famiglia Bifone

PORTICO DI CASERTA. Nel primo consiglio comunale dell’era Oliviero, fissato per il giorno 30 giugno di pomeriggio all’ordine del giorno è stato inserito un punto che possiamo considerare storico.

Dopo la demolizione del chiosco e la richiesta di restituzione dei 13000 euro alla famiglia Bifone adesso si acquisirà anche il fabbricato in corso Vittoria.

Deve essere acquisito per fini sociali non avendo il proprietario (Bifone Vincenza) provveduto alla demolizione ordinata nel 2014 a seguito del blitz della stazione carabinieri di Macerata del maresciallo Nero quando scattò la denuncia anche per furto di energia elettrica.

CASA BIFONE E NEI RIQUADRI LO STORICO CAPOCLAN ANTONIO ZUZU’ E IL GRUPPO DI AVANTI PORTICO

Era il febbraio 2014.

La precedente amministrazione Massaro avrebbe già dovuto acquisire lo stabile al patrimonio comunale dal luglio 2014 ma nel corso degli famosi  21/22 mesi non ha mai pensato di completare il provvedimento, inserendolo in un consiglio comunale.

Oliviero nemmeno comincia la sua avventura che inserisce il punto alla prima assise.

Durante la seduta del 30 giugno, all’ordine del giorno naturalmente il classico giuramento, la convalida degli eletti, la nomina del presidente del Consiglio, la comunicazione della giunta, eccetera…

Siamo stati gli unici che in campagna elettorale hanno messo in evidenza che la lista targata Oliviero aveva alle proprie spalle una sorta di lista ombra, formata da molti ex scissionisti e ammutinati del Bounty (così come amava declamare Carlo Piccirillo). Abbiamo pubblicato una tabella con tutti i candidati e di seguito gli sponsor…

Alla fine ‘Avanti Portico’ ha vinto con merito ed ora aspettiamo i primi atti e le prime mosse per verificare come andrà questa nuova amministrazione.

Finora in questi primissimi giorni il giudizio è positivo, ma è comunque presto.

Per cominciare a tirare le somme bisognerà aspettare almeno le feste di Natale.

Chi critica prima, non mettendoci nemmeno la faccia, è poco credibile, si rende ridicolo ed offende soltanto l’intelligenza del popolo sovrano.

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FABBRICATO BIFONE I FATTI

 

 

Chiosco demolito: ecco la mossa del Comune per recuperare i soldi dei Bifone

PORTICO DI CASERTA. Il commissario prefettizio del Comune di Portico, Aldo Aldi, ha deliberato l’affidamento di un incarico legale per il recupero delle somme anticipate dal Comune per la demolizione del chiosco abusivo della famiglia Bifone, quello che si trovava in viale Europa, ascrivibile a Mario Bifone e Teresa Buonpane.

Una storia lunga praticamente sette anni, visto che l’abuso edilizio fu riscontrato con un’ordinanza emessa il giorno 11 marzo 2010 a seguito di un sopralluogo del Comune congiuntamente alla polizia municipale.

Vista l’inottemperanza dei proprietari a demolire, in data 16 luglio 2010 veniva redatta la procedura e la segnalazione alla Procura della Repubblica.

Dopo due anni la giunta comunale nel maggio 2012 approvò la valutazione per la demolizione del chiosco per un costo totale di 13 mila e 200 euro ai danni di Bifone e signora.

Successivamente il Comune procedeva alla demolizione notificando gli atti anche ai due coniugi.

L’inizio dei lavori veniva posto in essere il 10 dicembre 2013 e la conclusione della demolizione avveniva il 16 dello stesso mese

Da qui più nulla fino al 14 novembre 2016  quando dopo 4 giorni veniva notificato il 18 novembre ai due interessati l’invito a riversare nelle casse del Comune la somma spesa per la demolizione.

Bisogna dire che tutti i reati urbanistici sono prescritti ad eccezione dell’occupazione di suolo pubblico, per cui se i coniugi l’hanno fatta franca per la Procura almeno dovranno versare al cComune la somma di 13000 euro circa oltre le spese legali.

Ad oggi la cifra, nonostante la notifica la cifra non è stata versata ed il Comune ha deciso di affidare l’incarico ad un legale per il recupero dei 13 mila euro anticipati. Questo in data 24 maggio, pubblicato all’albo il 30 maggio.

Il Comune si affida ad un avvocato per andare a bussare ai Bifone e chiedere la restituzione dei soldi.

 

Faida per lo spaccio, il pentito dei Belforte vuota il sacco

PORTICO DI CASERTA. Si è tenuta questa mattina l’udienza del processo sulle attività svolte dalle cosche Bifone e Petruolo per conto dei Belforte. Il processo riguarda le 12 persone che hanno scelto di essere processate con rito ordinario.

Si tratta di Benenato Rosario, 62 anni di Caserta; Cortese Saverio, 54enne di San Nicola la Strada; Di Caprio Giovanni, 57 anni di San Prisco; Forgione Franca, 46enne di Casagiove; Frisan Laura, 41enne di Caserta,detta “Pinocchio”; Iodice Giovanni, 40 anni di Portico di Caserta; Merone Antonio, 51 anni di Acerra; Mezzacapo Ciro, 63 anni di Portico di Caserta, detto ‘fella e limon‘; Negro Gaetano, 48 anni di Marcianise; Pisani Domenico, 53enne di Caserta, detto ‘Mimì o scellone’, Scafocchia Simonetta, 46enne di Maddaloni; Vagliviello Modesto, 62enne di San Nicola la Strada

Questa mattina è stato ascoltato Pietro Nocera, collaboratore di giustizia di lungo corso ed in passato uno dei referenti dei Belforte nel business dello spaccio. Il pentito ha parlato soprattutto di Domenico Pisani, difeso dall’avvocato Nello Sgambato, spiegando le ragioni dell’agguato ai suoi danni. Pisani venne gambizzato, infatti, perché non avrebbe pagato una partita di droga. La difesa punta soprattutto a smontare l’ipotesi della Procura sull’esistenza di un’associazione a delinquere.

L’indagine trae origine tra la fine del 2004 e l’inizio del 2005, periodo in cui si verificarono due atti intimidatori incendiari ai danni di Carabinieri che avevano lavorato a delicate indagini contro il clan Belforte, che avevano portato al sequestro di armi da guerra riconducibili al clan. I due militari, uno in servizio proprio presso la stazione di Portico e l’altro presso la sezione di Pg dell’Arma presso la Procura di Santa Maria Capua Vetere, erano stati protagonisti di indagini che avevano portato ad una clamorosa operazione anti­camorra. In particolare ad uno dei due militari fu devastata la casa e vennero bruciate le divise di ordinanza all’interno della stessa abitazione, all’altro fu incendiata l’automobile all’interno del suo garage.

 

Nel mirino dell’indagine, che in abbreviato si è conclusa con ben 28 assoluzioni ed appena 9 condanne, ci sono varie illecite attività che il clan esercitava nel territorio di competenza, ossia le zone di Macerata Campania, Portico di Caserta e aree limitrofe, le individuazione delle attività estorsive ed usuraie ai danni di commercianti e imprenditori, in particolare sulla via Appia, realizzate attraverso intimidazioni come l’esplosione di colpi di pistola contro le vetrine dei locali commerciali; al traffico di sostane stupefacenti nelle piazze di spaccio di Caserta, Aversa, Santa Maria Capua Vetere e comuni limitrofi;

 

Estorsioni per la camorra, chiesta la condanna per sei imputati. TUTTI I NOMI

PORTICO DI CASERTA/SANTA MARIA CAPUA VETERE. Mano pesante della Dda nei confronti del clan Bifone. Stamattina si è tenuta al tribunale di Napoli l’udienza in abbreviato per sei persone coinvolte nel blitz del novembre 2013 nell’ambito di un’attività di indagine avviata dai carabinieri della stazione di Macerata Campania.

 

Il pm della Dda di Napoli Landolfi, davanti al gup Miranda, ha chiesto sei condanne per complessivi 75 anni di reclusione. Sono stati chiesti18 anni per Alfredo Bifone, 12, invece per Angelo Bifone,16 per Elpidio Giuseppe Bifone e per il sammaritano Michele Buonpane, 9 per Francesco Castellari e infine 4 anni per Giuseppina Di Caprio, attualmente collaboratrice di giustizia e moglie dell’ex boss Antonio Bifone, anche lui passato dalla parte dello Stato.

 

Dall’inchiesta che nel novembre 2014 portò a 4 arresti, è emerso che i vertici del gruppo, anche se in carcere, continuavano a coordinare l’attività estorsiva sul territorio attraverso i propri complici e pretendendo in particolare in occasione delle tre principali festività (Natale, Pasqua e Ferragosto) la dazione di somme di denaro a titolo di estorsione.

 

Gli imprenditori vittime delle richieste del clan Bifone, alleati storici dei Belforte di Marcianise, sarebbero stati sette, attivi in diversi settori.

 

 

Spaccio in provincia, la Dda chiude le indagini per 13

PORTICO/MACERATA/SANTA MARIA CAPUA VETERE. Droga davanti alle scuole, si va verso il processo per tredici persone dopo la maxi retata dei carabinieri dello scorso ottobre.

 

Il pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia Luigi Landolfi ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini per Massimo Buonpane, di Santa Maria Capua Vetere, Michele Buonpane, di San Tammaro, Nicola Cammisa, di Capua, Massimo Cappabianca, di Santa Maria Capua Vetere, Giovanni Caricchia di Macerata Campania, Gaetano Crocetta, di Caserta, Massimo Faella, di Teano, Carmela Liccardo, di Santa Maria Capua Vetere, Luigi Mancinelli, di Melito, Gaetano Migliozzi, di Teano, Giuseppe Raucci, di Portico, Pasquale Raucci, di Portico, Luciano Stellato, di Santa Maria Capua Vetere.

 

Dodici, complessivamente, furono le ordinanze di custodia cautelare (tra carcere e domiciliari) eseguite dai carabinieri della compagnia di Santa Maria Capua Vetere e della stazione di Macerata Campania, agli ordini del maresciallo Baldassarre Nero, su richiesta del gip del Tribunale di Napoli. L’accusa per gli indagati è di “detenzione e spaccio di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, marijuana e hashish”.

 

L’attività di indagine, coordinata dai pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, trae origine da un’attività mirata a disarticolare il clan dei Bifone, egemone a Portico di Caserta e legato al clan Belforte; attività che, il 7 ottobre del 2013, portò all’esecuzione di diverse ordinanze di custodia cautelare, per i reati di estorsioni aggravate dal metodo mafioso nei confronti di imprenditori e commercianti di Portico di Caserta e dei comuni limitrofi, successivamente al pentimento del capoclan Antonio Bifone.

 

Arresti droga portico bis

Le attività di indagine hanno consentito di accertare che Michele Buonpane, arrestato nel blitz dell’ottobre 2013, si inseriva stabilmente in un gruppo specializzato nel commercio e nello spaccio di stupefacenti; gruppo che si riforniva nella provincia di Napoli, con ramificazioni in diversi comuni del Casertano: Macerata Campania, Portico di Caserta, Santa Maria Capua Vetere, Capodrise, Marcianise e Teano. Le indagini si sono svolte soprattutto mediante il ricorso alle intercettazioni telefoniche, con il riscontro offerto da numerosi arresti in flagranza di reato e recuperi di sostanza stupefacente.

Processo Bifone, requisitoria per 37: chieste 9 condanne e 28 assoluzioni

PORTICO DI CASERTA/MARCIANISE. Colpo di scena clamoroso nell’udienza del processo sul clan Bifone di Portico che si è celebrato ieri mattina davanti al giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Napoli Andrea Rovida.

 

Alla sbarra c’erano 37 persone che hanno scelto di essere giudicate con l’abbreviato. Per 28 di loro il pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha chiesto l’assoluzione, sovvertendo l’impianto che aveva portato all’iscrizione di diverse persone nel registro degli indagati per episodi minori. Tra coloro per i quali è stata chiesta l’assoluzione ci sono i pentiti Bruno Buttone e Salvatore Amato, il ras caturanese Filippo Petruolo, ma anche l’ex vicesindaco di Portico Pietro Vaiano.

 

Bifone Clan

Chieste condanne totali per 70 anni di reclusione per 9 persone, molte delle quali imparentate con il vecchio boss cutoliano Antonio Bifone detto “Zuzù”. Il gruppo avrebbe agito nell’organizzazione e nell’esecuzione di attentati e nella gestione dello spaccio di stupefacenti per conto dei Bifone, alleati storici del clan Belforte di Marcianise.

 

 

Ecco l’elenco delle richieste del pm:

Alfredo Bifone 10 anni

Antonio Bifone 8 anni

Giuseppina Di Caprio 9 anni

Silvana Di Caprio 10 anni e 8 mesi

Giovanni Cicala 8 anni

Antonio Di Vilio 7 anni

Gerardo Petronzi 8 anni

Carmine Petruolo 4 anni e 3 mesi

Gaetano Tartaglione 5 anni e 5 mesi

Bruno Buttone assoluzione

Filippo Petruolo assoluzione

Antonio Amato assoluzione

Salvatore Amato assoluzione

Antonio Barracano assoluzione

Rosario Benenati assoluzione

Saverio Cortese assoluzione

Giuseppe Dalizzo assoluzione

Giovanni Di Caprio assoluzione

Salvatore Giorgio assoluzione

Vincenzo Gravina assoluzione

Fatos Hasbajram assoluzione

Salvatore Iuliano assoluzione

Antonio Merone assoluzione

Ciro Mezzacapo assoluzione

Rostlav Panchuk assoluzione

Eugenio Pierro assoluzione

Salvatore Tescione assoluzione

Pietro Vaiano assoluzione

 

Pizzo sui cantieri per conto dei Belforte, due finiscono in carcere

MACERATA CAMPANIA/PORTICO DI CASERTA. I carabinieri della stazione di Macerata Campania, guidati dal maresciallo Baldassarre Nero, hanno eseguito nei confronti di due indagati un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.

 

I provvedimenti scaturiscono da indagini condotte dall’aprile 2014 anche con l’ausilio di attività tecniche di intercettazioni ed hanno permesso di accertare episodi estorsivi ai danni di imprenditori edili nei territori di Portico e Macerata Campania.

 

E’ stata evidenziata nel corso delle indagini la presenza di soggetti ritenuti vicini alla famiglia Petruolo, storicamente egemone a Macerata Campania per conto del clan Belforte di Marcianise che, talvolta travisati, si recavano sui cantieri al fine di effettuare richieste estorsive.

 

L’indagine, che trae origine da spunti raccolti sul territorio ed in particolare dall’approfondimento di un episodio di tentata estorsione ai danni di un cantiere pubblico per i lavori di rifacimento stradale a Portico, ha permesso, anche con la collaborazione delle vittime di estorsione, di raccogliere consistente materiale probatorio a carico degli indagati in riferimento a due episodi di tentata estorsione ai danni di imprenditori edili di Macerata Campania, secondo il consolidato modus operandi che vedeva l’avvicinamento presso il cantiere con la tradizionale richiesta di un fiore o direttamente di denaro.

 

Il gip, condividendo con le richieste del pm, ha riconosciuto l’aggravante della modalità mafiosa. Sono quindi finiti in carcere Francesco Argenziano, classe 1977, nato a Caserta ma residente nella frazione Caturano di Macerata Campania e Giovanni Iodice, classe 1977, nato a Santa Maria Capua Vetere, ma residente nella frazione di Musicile a Portico.

 

Estorsione ad imprenditori, presi 2 rampolli dei Petruolo

MACERATA CAMPANIA. Arrestati per estorsione due rampolli considerati contigui al clan.

Si tratta di Francesco Argenziano classe 1977 detto ‘o Boxeur e Giovanni Iodice classe 1977 di Portico.

L’operazione la stanno eseguendo i carabinieri della stazione di Macerata Campania guidati dal maresciallo Baldassarre Nero.

GIOVANNI IODICE DA MUSICILE
GIOVANNI IODICE DA MUSICILE

I due sono accusati di estorsione ai danni di imprenditori di Macerata per conto del clan Belforte di Marcianise. Attorno alle 9 e 15 sono stati tradotti in carcere.

L’operazione è ancora in corso e ci sono decine perquisizioni in essere.

Giovanni Iodice fu coinvolto anche nella maxi operazione del febbraio 2015 sempre dei carabinieri, durante la quale furono arrestate 20 persone affiliate al clan Belforte-Petruolo-Bifone.

Iodice risultava tra gli indagati.

Argenziano è della frazione Caturano di Macerata, ma è residente a Portico dove si è sposato, Giovanni Iodice è residente a Musicile di Portico, a due passi dalla piazza della frazione.

ALCUNE DELLE ACCUSE

Tra le accuse quella di aver fermato un cantiere di un’opera pubblica a Portico di Caserta e alcuni cantieri di edilizia privata a Macerata Campania.

Quando andavano al cospetto di questi imprenditori chiedevano per conto degli amici ‘un fiore’, era questa la modalità.