Piano regionale bonifiche, in prima audizione il punto su lo Uttaro e Bortolotto. Le parole di Zinzi

Questa mattina la III Commissione speciale ‘Terra dei Fuochi, bonifiche ed ecomafie’ del Consiglio regionale della Campania si è riunita per discutere dello “Stato di attuazione del Piano Regionale delle Bonifiche della Regione Campania con riferimento in prima Audizione alle Aree Vaste ‘Lo Uttaro’ e ‘Bortolotto’”.

All’audizione, presieduta dal consigliere regionale Gianpiero Zinzi, hanno partecipato  la segretaria Maria Muscarà ed i consiglieri regionali Francesco Emilio Borrelli, Michele Cammarano; il sindaco e l’assessore all’Ambiente del Comune di Castel Volturno, rispettivamente Dimitri Russo e Anastasia Petrella; il direttore Bonifiche, il responsabile del procedimento e il geologo della Sogesid, rispettivamente Carlo Messina, Giuseppe Alfano e Paolo Martines; il dirigente Arpac Agostino Delle Femmine, il dirigente ed il responsabile del Settore Ambiente del Comune di Caserta, rispettivamente Marcello Iovino e Giuseppe D’Auria; il funzionario Uod Bonifiche della Giunta regionale della Campania, Mariarita Omaggio, il funzionario Dg Ambiente della Regione Campania, Vittorio Picariello.

“Le risultanze delle analisi illustrate nel corso dell’audizione – ha dichiarato il consigliere regionale Gianpiero Zinzi – evidenziano che non ci sono superamenti delle Concentrazioni della Soglia di Contaminazione. E’ un dato che rassicura, ma non basta. La discarica Nuova Lo Uttaro merita un’attenzione ed una programmazione particolare. Per quanto concerne Bortolotto attendiamo l’elaborazione del progetto definitivo di messa in sicurezza di emergenza, ma questo porta ad affrontare un nuovo aspetto del quale chiederò conto alla Giunta regionale. La carenza di personale del Dipartimento Arpac di Caserta mette a rischio anche la possibilità di monitorare le fasi di realizzazione dell’intervento. E’ una situazione che va risolta con celerità per poter affrontare le problematiche ambientali del nostro territorio”.

Casalesi nell’affare bonifiche, il caso arriva in Senato

CASERTA. Casalesi nell’affare bonifiche e controllo della magistratura, il caso arriva in Parlamento. Questo il testo dell’interrogazione presentata dai senatori Capacchione, Caleo, Stefano Esposito, Cardinali, Fabbri, Vaccari e Orrù ai Ministri della giustizia, dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell’interno.

 

Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: in data 13 novembre 2015, il Consiglio dei ministri ha deliberato lo stanziamento di 150 milioni di euro da destinare alla bonifica, in Campania, della “terra dei fuochi”, il primo di 3 annualità; con l’atto di sindacato ispettivo 3-00482 si è segnalato ai Ministri in indirizzo che alcune società collegate al clan dei Casalesi avevano cercato, negli ultimi anni, di accreditarsi presso la Regione Campania, al fine di essere inserite nell’elenco delle imprese ammesse ai bandi per la bonifica ambientale; si è ribadito che in più occasioni l’autorità giudiziaria di Napoli aveva rilevato che la criminalità organizzata aveva potuto accedere ai fondi destinati al trattamento dei rifiuti e, più genericamente, all’ambiente anche in virtù di coperture istituzionali, non soltanto politiche;

 

 

Di tali complicità hanno parlato, in pubblico dibattimento, imprenditori del settore già condannati per i reati di cui all’articolo 416-bis del codice penale e che attualmente rivestono il ruolo di collaboratori di giustizia o di dichiaranti; tra questi imprenditori c’è Sergio Orsi, ex titolare della ditta “Ecoquattro”, società riconducibile al clan dei Casalesi, fratello di Michele Orsi, ucciso a Casal di Principe, il 1° giugno 2008, mentre aveva avviato un percorso collaborativo con la Direzione distrettuale antimafia di cui si era avuta notizia attraverso la pubblicazione integrale di alcuni verbali su organi di stampa locali. Omicidio per il quale sono stati condannati gli esecutori, ma di cui non si conoscono i mandanti; lo stesso Sergio Orsi, assieme all’ex presidente del consorzio di bacino Ce4, Giuseppe Valente, avrebbe indicato tra gli uomini che ne hanno agevolato la condotta anche il magistrato Donato Ceglie, oggi in servizio presso la Procura generale di Bari, all’epoca dei fatti alla Procura di Santa Maria Capua Vetere dove, per un lunghissimo periodo, si è occupato di indagini sulle ecomafie.

 

 

Michele Orsi era già stato indagato dalla Procura della Repubblica di Roma, in concorso con il magistrato, procedimento archiviato con contestuale trasmissione degli atti al Consiglio superiore della magistratura; lo stesso Ceglie è imputato presso il Tribunale di Roma con l’accusa di concussione e calunnia; secondo quanto riportato dal quotidiano on line “il Fatto Quotidiano”, lo stesso risulta indagato dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma per abuso d’ufficio, evasione fiscale e corruzione in atti giudiziari con l’aggravante di cui all’art. 7 del decreto-legge n. 152 del 1991, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 203 del 1991, in concorso con lo stesso Sergio Orsi; presso la prima commissione del Consiglio superiore della magistratura è stata depositata in data 23 novembre 2015 una richiesta di apertura di procedimento disciplinare a carico del magistrato Ceglie e che l’ufficio di presidenza ha accolto giudizio degli interroganti bisognerebbe verificare: quale ruolo abbia effettivamente svolto il magistrato nel contrasto alle ecomafie e se non vi siano state, da parte del suo ufficio, sottovalutazioni del ruolo ricoperto da taluni imprenditori in provincia di Caserta, durante l’emergenza rifiuti; se il suo ufficio, a Santa Maria Capua Vetere e fino alla sua permanenza in quella sede, nello specifico, si sia mai occupato dei maggiori imprenditori coinvolti nelle indagini, svolte da altra autorità giudiziaria, sui reati ambientali (i fratelli Michele e Sergio Orsi, Cipriano Chianese, Gaetano Vassallo) e con quale esito; se si sia mai occupato di reati contro la pubblica amministrazione e con quale esito; se, nel successivo ufficio presso la Procura generale di Napoli, si sia occupato di reati ambientali e urbanistici e con quale esito; quale ruolo il magistrato Donato Ceglie abbia ricoperto, nella veste di consulente, per le istituzioni parlamentari e per il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e a quale fine; altresì, a giudizio degli interroganti, sarebbe opportuna, sulle vicende descritte, un’iniziativa da parte del Consiglio superiore della magistratura.

 

 

Si chiede di sapere: quali iniziative i Ministri in indirizzo abbiano adottate o intendano adottare, per impedire infiltrazioni della criminalità organizzata nel comparto della bonifica ambientale in Campania; quali procedure siano state adottate o intendano adottare, per impedire che la classificazione delle aree da sottoporre a bonifica possa subire influenze da parte della camorra o da speculatori di altro genere, al fine di intercettare indebitamente provvidenze pubbliche o ristori economici non dovuti; quale esito abbiano avuto le indagini sulle infiltrazioni del clan dei Casalesi e sugli accordi tra la fazione Zagaria, apparati di sicurezza e funzionari del Commissariato per l’emergenza rifiuti nel 2007-2008 e già oggetto, nel 2010, di due interrogazioni parlamentari rimaste senza risposta (3-02219 del Senato e 4-11308 della Camera); quale esito abbia avuto la ricerca dei mandanti dell’omicidio di Michele Orsi;

 

Se risponda al vero la notizia della nuova indagine a carico del magistrato Donato Ceglie e, nel caso, quali risultino le accuse ipotizzate dalla Direzione distrettuale di Roma; se l’indagine risulti relativa anche ad ipotesi associative o di concorso esterno; se il Ministro della giustizia intenda attivare i propri poteri ispettivi, al fine di verificare il corretto funzionamento degli uffici giudiziari coinvolti.