Il gip incastra l’Aprea: “Sapeva che il suo ex era lì”

MACERATA CAMPANIA. Soltanto la misura degli arresti domiciliari può impedire a Rosaria Aprea e Janette Boutria di commettere ulteriori atti persecutori nei confronti di Pasquale Russo e Maria Lettieri. Ad affermare questo è il giudice monocratico Pasquale D’Angelo che martedì ha firmato il provvedimento di custodia cautelare nei confronti dell’ex miss di Caturano e della sua amica di Portico di Caserta.

Sono appena due pagine che, in attesa dell’appello al Riesame presentato dal suo legale di fiducia Giuseppe Foglia, costringono la 24enne di Macerata Campania all’interno delle mura domestiche. All’interno del provvedimento si fa riferimento all’episodio avvenuto alla vigilia di Natale quando l’Aprea e la Boutria hanno violato l’ordinanza che le obbligava a restare ad almeno 150 metri di distanza da Pasquale Russo e dalla sua nuova compagna.

Il giudice monocratico ha concordato con la tesi espressa dal pubblico ministero nella richiesta di aggravamento della misura cautelare: “Entrambe si sono presentate presso l’abitazione del padre di Russo dove si trovava il figlio con l’intento di prelevarlo e portarlo via, ben consapevoli del fatto che, trattandosi della sera della vigilia di Natale, verso le 20, presso tale abitazione avrebbero incontrato anche Russo e la Lettieri che in effetti incontravano all’interno dell’abitazione in procinto di entrare”.

Janet Boutria e Rosaria Aprea

A dare il via all’indagine che ha portato a questa nuova misura cautelare c’è stata la denuncia presentata a Natale da Russo (assistito dall’avvocato Nello Sgambato). In quell’occasione il 34enne di Caturano riferì ai carabinieri della Compagnia di Santa Maria Capua Vetere, guidata dal tenente Emanuele Macrì, di essere stato vittima, insieme alla compagna, di un’aggressione prima verbale e poi fisica da parte delle due. Una tesi confermata da suo padre, l’ex consigliere comunale di Macerata Giovanni Russo, la cui testimonianza è stata decisiva per delineare i contorni dell’episodio. Alla luce il gip ritiene la precedente misura coercitiva del divieto di avvicinamento alle persone offese “non più sufficiente a salvaguardare le esigenze cautelari originariamente individuate”.