Il branco incastrato dal video, la Polonia vuole estradarli

NAZIONALE. Non sarà facile per la Polonia ottenere di avere nel proprio territorio i quattro arrestati per gli stupri di Rimini. Due delle vittime del ‘branco’, la donna che è stata stuprata e il suo compagno che è stato picchiato e rapinato, sono polacchi e da qui muove la richiesta avanzata da Varsavia attraverso il ministro della Giustizia Patryk Jaki. Tecnicamente non si tratterebbe di una vera e propria estradizione, ma piuttosto di una procedura di mandato di arresto europeo, rimesso alle valutazioni dell’autorità giudiziaria italiana.

La questione è regolata dalla legge n. 69 del 2005, ossia la legge di attuazione in Italia del mandato di arresto europeo. L’articolo 18 elenca i casi in cui viene rifiutata la consegna del soggetto per cui è stata inoltrata la richiesta. E una di queste è “se per lo stesso fatto che è alla base del mandato d’arresto europeo, nei confronti della persona ricercata, è in corso un procedimento penale in Italia, esclusa l’ipotesi in cui il mandato d’arresto europeo concerne l’esecuzione di una sentenza definitiva di condanna emessa in uno Stato membro dell’Unione europea”. E’ la situazione che si prospetta in questo caso specifico e proprio a questo articolo potrebbe richiamarsi l’Italia nel valutare l’istanza giunta dalla Polonia.

LA POLIZIA SU FB. “Dietro le ultime concitate ore che hanno portato alla cattura del branco ci sono stati giorni di incessanti indagini, un lavoro di squadra di poliziotti, alcuni venuti da Roma da quel Servizio centrale operativo di cui vi ho parlato spesso, che coordina l’attività delle Squadre mobili delle Questure d’Italia sui gravi fatti di criminalità, altri da Rimini, da Ancona e da Pesaro.


Un lavoro dietro le quinte, un vero lavoro di squadra, in cui ogni poliziotto ha messo in campo le proprie qualità investigative e le professionalità tecniche. Un’attività fatta di tanti piccoli tasselli, dal biologo che ha analizzato i reperti della Scientifica per estrarne il DNA, all’ingegnere che ha ricostruito gli spostamenti del branco per le vie cittadine, come vedete nel video. Tutti elementi che sono andati ad incastrarsi per ricostruire il quadro generale.
Le testimonianze delle vittime, poi, strazianti ma preziose per chi le ha ascoltate e messe a verbale, hanno fornito elementi indispensabili. Pensate solo all’identikit di uno degli stupratori che vedete nel video e alla sua somiglianza con il soggetto reale, all’abilità della poliziotta, disegnatore anatomico per l’esattezza, che ha segnato sulla carta quei tratti così precisi forniti dalla vittima.


Infine l’analisi delle celle telefoniche a cui si sono agganciati i cellulari dei quattro e che hanno reso il cerchio sempre più stretto intorno a loro. I primi due che crollano e si costituiscono, gli altri due che vengono catturati, uno a Pesaro mentre tentava di nascondersi e l’altro mentre cercava di fuggire all’estero in treno. Di quest’ultimo tutti abbiamo visto la foto mentre viene “scortato” da 3 donne, in quella che è diventata un’immagine simbolo del branco ormai disperso, smembrato.
Sembra aver perso quella ferocia inaudita, quell’odio che ha guidato le sue azioni ma che rimarrà per sempre impresso nelle vittime e che è stato percepito anche da chi ha raccolto le loro denunce e i loro orrendi ricordi per la ricostruzione dei fatti.”