Maggioranza in Consiglio, ecco perché De Filippo può sperare di spuntarla

MADDALONI. La vicenda delle elezioni Maddalonesi aldilà della particolarità politica del caso, presenta un altro interessante dilemma da risolvere sul piano legislativo.

Infatti la questione è diventata spigolosa e per certi versi complicata per il dato elettorale conseguito, ossia la coalizione di centrosinistra a differenza del suo candidato sindaco Giuseppe Razzano, al primo turno riporta più del 50% dei voti.

Mentre il ballottaggio vede De Filippo candidato della coalizione del centrodestra superare il suo competitor Razzano.

A questo punto, assodato che De Filippo è Sindaco di Maddaloni, il problema è capire se questi riuscirà ad avere una maggioranza consiliare oppure il più dei seggi sarà assegnato al centrosinistra.

In merito il TUEL parla chiaro infatti l’art. 73  (Elezione del consiglio comunale nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti) al comma 10 sancisce che Qualora un candidato alla carica di sindaco sia proclamato eletto al primo turno, alla lista o al gruppo di liste a lui collegate che non abbia già conseguito, ai sensi del comma 8, almeno il 60 per cento dei seggi del consiglio, ma abbia ottenuto almeno il 40 per cento dei voti validi, viene assegnato il 60 per cento dei seggi, sempreché nessuna altra lista o altro gruppo di liste collegate abbia superato il 50 per cento dei voti validi. Qualora un candidato alla carica di sindaco sia proclamato eletto al secondo turno, alla lista o al gruppo di liste ad esso collegate che non abbia già conseguito, ai sensi del comma 8, almeno il 60 per cento dei seggi del consiglio, viene assegnato il 60 per cento dei seggi, sempreché nessuna altra lista o altro gruppo di liste collegate al primo turno abbia già superato nel turno medesimo il 50 per cento dei voti validi. I restanti seggi vengono assegnati alle altre liste o gruppi di liste collegate ai sensi del comma 8.”  

Mentre il comma 8 prevede che: “Salvo quanto disposto dal comma 10, per l’assegnazione del numero dei consiglieri a ciascuna lista o a ciascun gruppo di liste collegate, nel turno di elezione del sindaco, con i rispettivi candidati alla carica di sindaco si divide la cifra elettorale di ciascuna lista o gruppo di liste collegate successivamente per 1, 2, 3, 4,… sino a concorrenza del numero dei consiglieri da eleggere e quindi si scelgono, fra i quozienti così ottenuti, i più alti, in numero eguale a quello dei consiglieri da eleggere, disponendoli in una graduatoria decrescente. Ciascuna lista o gruppo di liste avrà tanti rappresentanti quanti sono i quozienti ad essa appartenenti compresi nella graduatoria. A parità di quoziente, nelle cifre intere e decimali, il posto è attribuito alla lista o gruppo di liste che ha ottenuto la maggiore cifra elettorale e, a parità di quest’ultima, per sorteggio. Se ad una lista spettano più posti di quanti sono i suoi candidati, i posti eccedenti sono distribuiti, fra le altre liste, secondo l’ordine dei quozienti.”

Quindi alla luce del dettato normativo tenendo in considerazione soprattutto  quanto disposto dal comma 10, la coalizione del centro sinistra avendo superato al primo turno il 50% dei voti deve vedersi assegnato il 60% dei seggi.

Dunque attenendosi alla normativa di riferimento il consiglio comunale maddalonese dovrebbe essere composto per il 60% da consiglieri della coalizione di centrosinistra e guidata dal Sindaco De Filippo candidato di un’altra coalizione, tanto da delineare uno scenario di instabilità amministrativa.

Tuttavia questa previsione, che la normativa esplica in modo chiaro ed incontrovertibile sembrerebbe cozzarsi con la consolidata giurisprudenza amministrativa dei TAR italiani e soprattutto del Consiglio di Stato.

Infatti a tal proposito, tra le innumerevoli pronunce che la relativa giurisprudenza ha fornito, ve ne è una recentissima e sicuramente appropriata al richiamato caso, tanto da essere tra loro più che analoghi, stiamo parlando del caso “anatra zoppa”  sentenziata dal Consiglio di Stato il 10 maggio scorso.

In pratica la questione riguarda le scorse elezioni 2016 del Comune di San Benedetto del Tronto, in cui la coalizione del centrosinistra riportava al primo turno un dato elettorale che superava il 50% non confermato poi al ballottaggio vinto dal candidato Sindaco del centrodestra.

Nel caso di specie l’ufficio elettorale del Comune attribuiva il premio di maggioranza (60%) al Sindaco uscito vincente al ballottaggio.

La proclamazione dell’ufficio elettorale veniva impugnata dinnanzi al TAR Ancona e successivamente al Consiglio di Stato, da un consigliere candidato nel centrosinistra e che non era entrato in consiglio in virtù della decisione dell’ufficio elettorale.

Premesso che al ricorrente veniva rigettato il ricorso in primo grado la cui sentenza veniva confermata dal Consiglio di Stato, occorre capire le motivazioni sulle quali si è fondata la decisione dei giudici di primo e secondo grado.

Pertanto il ricorrente chiedeva la correzione dei risultati delle elezioni amministrative del Comune di San Benedetto del Tronto, svoltesi nei giorni 5 (primo turno) e 19 (ballottaggio) del mese di giugno del 2016, a sostegno della richiesta rilevava:

1) violazione dell’art. 73, comma 10, del decreto legislativo 18 agosto 2000, nr. 267 (in relazione alla reiezione della censura relativa all’attribuzione del premio di maggioranza al Sindaco proclamato eletto, avvenuta considerando il totale dei voti riportati dallo stesso anziché quello dei voti riportati dalle medesime liste al primo turno);

2) erronea applicazione dell’art. 73, comma 10, del d.lgs. nr. 267 del 2000 (in relazione alla reiezione della censura relativa all’avvenuto arrotondamento, ai fini della verifica del limite previsto dalla norma, per eccesso anziché per difetto).

Il Consiglio di Stato confermando la sentenza di primo grado respingeva il ricorso sancendo che:

l’appello risulta infondato nel merito, in quanto sull’art. 73 comma 10  il consolidato indirizzo di questo Consiglio di Stato, richiamato dal primo giudice, secondo cui nella nozione di “voti validi”, ai fini dell’applicazione della disposizione citata, andrebbero computati anche i voti riportati dai Sindaci al secondo turno e non solo quelli conseguiti dalle liste collegate al primo turno (cfr. ex plurimis Cons. Stato, sez. V, 6 marzo 2013, nr. 1360; id., 16 febbraio 2012, nr. 802; id., 14 aprile 2010, nr. 3022).

Inoltre sulla sentenza richiamata dal ricorrente (sentenza nr. 1 del 2014) il Consiglio rileva che non ha affatto sancito l’incostituzionalità in assoluto della previsione di premi di maggioranza, svolgendo invero considerazioni specificamente riferite alla Camera dei Deputati e facendo salva la discrezionalità del legislatore nell’operare un bilanciamento, proprio attraverso meccanismi di questo tipo, fra il principio di rappresentatività e le esigenze di governabilità.

In particolare, la Corte ha evidenziato che su tali rilievi, esiste un margine di discrezionalità legislativa nel bilanciamento dei detti valori potenzialmente in conflitto, il cui cattivo uso è apprezzabile allorché si realizzi un eccessivo e sproporzionato sacrificio del principio di eguaglianza del voto a vantaggio dell’obiettivo della c.d. governabilità.

In particolare, appaiono del tutto condivisibili i rilievi dell’Amministrazione appellata, incentrati sulla peculiare legittimazione democratica che riviene al Sindaco dalla sua investitura diretta da parte del corpo elettorale, tale da escludere ogni distorsione del principio di rappresentanza per effetto della “valorizzazione”, ai fini che qui rilevano, dei voti validi dallo stesso riportati nel turno di ballottaggio.

In definitiva secondo quanto emerge dalla pronuncia del Consiglio di Stato, l’attribuzione del premio di maggioranza va al Sindaco proclamato eletto, avvenuta considerando il totale dei voti riportati dallo stesso anziché quello dei voti riportati dalle medesime liste al primo turno perché nella nozione di “voti validi”, ai fini dell’applicazione della disposizione citata, andrebbero computati anche i voti riportati dai Sindaci al secondo turno e non solo quelli conseguiti dalle liste collegate al primo turno.

Inoltre , c’è un margine di discrezionalità legislativa nel bilanciamento dei  valori elettorali potenzialmente in conflitto, che devono andare in vantaggio dell’obiettivo della c.d. governabilità.

Quindi tornando al caso Maddaloni, appare chiaro almeno dalle pronunce della giustizia amministrativa che alla coalizione di De Filippo spetterebbe il premio di maggioranza in virtù del risultato ottenuto al secondo turno e in favore del criterio della governabilità.

Tuttavia nel caso in cui, l’ufficio elettorale Maddalonese non dovesse procedere in questo senso vi potrebbero essere dei problemi per il neo-Sindaco, perché anche se la decisione dell’ufficio elettorale può essere impugnata ( e sicuramente si andrebbe incontro ad una sentenza favorevole per il Sindaco ricorrente) comunque sarebbe un’azione non sottoponibile ad una tutela cautelare, ovvero non si potrebbero sospendere gli effetti della proclamazione e quindi ci sarebbe tutto il tempo per Razzano e i suoi di sfiduciare il Sindaco De Filippo.

Comunque a nostro avviso pur analizzando tutte le possibilità, il Sindaco De Filippo non dovrebbe avere questo problema e potrebbe vedere riconoscersi fin da subito il premio di maggioranza.