Belforte jr apre un nuovo fronte: svelato l’esercito di poveri al servizio del clan

MARCIANISE. “All’inizio faceva l’imbianchino, ma aveva una serie di imprese in quel settore”. Comincia così l’interrogatorio reso ai magistrati della Dda di Napoli aprendo un altro fronte: quello dei prestanome del clan.

Persone con problemi economici che il clan, attraverso alcuni personaggi intermedi, aggancia per intestare ditte in cambio di guadagni minimi rispetto alle ricchezze dei patrimoni da occultare agli occhi dello Stato. Camillo Belforte è uno che ha vissuto fino a poco prima dell’arresto e del successivo pentimento al città e conosce chi ha svolto questi ruoli per la sua famiglia ed anche le figure intermedie, che si nutrono di questo piccolo esercito di disperati.

Il figlio del boss Salvatore Belforte, sempre nel corso dello stesso interrogatorio, cita ancora l’imbianchino diventato imprenditore che può contare “su una serie di teste di legno a cui intestava fittiziamente società”. “Tra i suoi prestanome – svela Belforte junior – c’è un tale M. di Marcianise che abita nel rione Santella. Sono persone umili e che non sono in grado di svolgere alcuna attività economica e che si prestano in cambio di pochi spiccioli a farsi intestare le società. Il padre aveva fatto già questo tipo di servizio ad Angelo Grillo ma molti anni fa”.

Le figure chiave sono proprio i nuovi arricchiti, che carte alla mano, hanno poco o nulla ma che in realtà gestiscono il patrimonio di società intestate a questi poveretti: “Gli investimenti di queste persone non sono proporzionate all’attività che svolgono” sottolinea Belforte che ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia ha anche tracciato le strade che questi flussi di denaro percorrono per essere ripuliti e moltiplicarsi.

Tali patrimoni spesso finiscono proprio in investimenti immobiliari: lo stesso Belforte cita uno stabile a Portico di Caserta e un appartamento a Marcianise. Siti sui quali già da tempo si sono accesi i riflettori degli 007 della Dda di Napoli.