Tentato omicidio Cortese, la decisione del Riesame per Maietta

MARCIANISE/SAN NICOLA LA STRADA. Il Riesame ha deciso: Michele Maietta non dovrà restare in carcere per il tentato omicidio di Franco Cortese. Il ras del clan Piccolo, in realtà, resterà comunque dietro le sbarre poiché recluso per altri reati anche se l’ultima misura cautelare in riferimento all’agguato può ritenersi decaduta.

 

Il tribunale della libertà ha, infatti, accolto l’istanza presentata dal legale di Maietta, l’avvocato Giuseppe Foglia, nella quale non veniva ravvisata la necessità della misura in carcere per Maietta, accusato di aver partecipato al raid di sangue avvenuto a San Nicola la Strada a Mario Russo, ex affiliato del clan Piccolo ed ora diventato collaboratore di giustizia. Maietta sarebbe stato per la Procura, proprio insieme a Russo, l’esecutore materiale dell’agguato.

 

La decisione ricalca quella presa anche per un altro degli arrestati nel blitz effettuato dalla squadra mobile di Caserta, Andrea Letizia. Anche per quest’ultimo, ritenuto il reggente del clan Piccolo di Marcianise all’epoca dei fatti contestati il Riesame ha annullato la misura cautelare. Anche lui resta in carcere per altri reati.

 

La vittima, nipote di Antonio Bruno, referente del clan Belforte, nell’ area di S. Nicola La Strada, venne ferito al torace con colpi di arma da fuoco esplosi da due persone con il volto travisato da caschi, giunte a bordo di uno scooter, mentre si trovava fuori dal negozio gestito insieme al padre, in via XX Settembre a S. Nicola La Strada.

 

Dalle indagini emergeva che il movente del delitto era da ricondursi alla storica contrapposizione tra i due clan ed in particolare alla circostanza che Franco Cortese si era reso protagonista di una richiesta estorsiva in danno di un imprenditore, impegnato nella realizzazione della piscina comunale di S. Nicola La Strada, che già pagava il pizzo ai Quaqquaroni.

Faida tra Belforte e Piccolo, l’interrogatorio del ras Andrea Letizia

MARCIANISE. Sono cominciati gli interrogatori di garanzia per il tentato omicidio di Franco Cortese, avvenuto nel 2009 a San Nicola la Strada e per il quale sono finiti in carcere tre esponenti del clan Piccolo di Marcianise.

 

Il primo a comparire dinnanzi al gip è stato stamattina Andrea Letizia, ritenuto all’epoca il capo della cosca dei Quaqquaroni e considerato dalla Direzione Distrettuale Antimafia il mandante dell’agguato che poteva costare la vita al giovane nipote di Antonio Bruno, alias “Carusone”, esponente di primo piano del clan Belforte per la zona di San Nicola la Strada.

 

Stamattina Letizia è stato ascoltato a Foggia, dove è detenuto. Il ras dei Piccolo ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere e quindi sarà il Riesame a pronunciarsi ora su una eventuale revoca della misura cautelare del carcere. La stessa ordinanza è stata notificata anche a Michele Maietta e Domenico Piccolo, anche loro di Marcianise.

 

I tre indagati rispondono, a vario titolo, per tentato omicidio, detenzione e porto illegale di armi, estorsione e danneggiamento, delitti aggravati dal metodo mafioso e dal fine di agevolare l’ organizzazione camorristica.

 

Le indagini della Squadra Mobile di Caserta, guidata dal vice questore Alessandro Tocco, sono state suffragate anche dalle dichiarazioni di Mario RUSSO, divenuto collaboratore di giustizia ed hanno consentito di fare piena luce  sul tentato omicidio di  Franco CORTESE, 28enne, casertano, affiliato al contrapposto clan BELFORTE , detti MAZZACANE, ferito gravemente a colpi di pistola  il 24 aprile 2009.

 

La vittima venne ferito al torace con colpi di arma da fuoco esplosi da due persone con il volto travisato da caschi, giunte a bordo di uno scooter, mentre si trovava fuori dal negozio gestito insieme al padre,  in via XX Settembre a S. Nicola La Strada.

 

Il movente del delitto era da ricondursi alla storica contrapposizione tra i due clan ed in particolare alla circostanza che Franco CORTESE si era reso  protagonista di una richiesta estorsiva in danno di un imprenditore edile,  impegnato nella realizzazione  della piscina comunale di S. Nicola La Strada, che già pagava il pizzo ai Quaqquaroni.

 

Attentati e agguati, i tre del clan Piccolo traditi da un nuovo pentito

MARCIANISE. Nel corso della mattinata la Polizia di Stato di Caserta, ad epilogo di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale di Napoli, ha eseguito un’ ordinanza di custodia cautelare in carcere  nei confronti di Andrea LETIZIA, 39enne, Michele MAIETTA, 31 enne e Domenico PICCOLO, 40enne, tutti di Marcianise ( CE), già detenuti, affiliati  al clan PICCOLO detto dei QUAQQUARONI, attivo a Marcianise, Caserta e  Comuni limitrofi  indagati, a vario titolo, per tentato omicidio, detenzione e porto illegale di armi, estorsione e danneggiamento, delitti aggravati dal metodo mafioso e dal fine di agevolare l’ organizzazione camorristica.

 

Le indagini della Squadra Mobile, suffragate anche dalle dichiarazioni di Mario RUSSO, divenuto collaboratore di giustizia,  hanno consentito di fare piena luce  sul tentato omicidio di  Franco CORTESE, 28enne, casertano, affiliato al contrapposto clan BELFORTE , detti MAZZACANE, ferito gravemente a colpi di pistola  il 24 aprile 2009.

 

La vittima, nipote di  Antonio BRUNO, alias Cortisone, referente del clan BELFORTE, nell’ area di S. Nicola La Strada ( Ce) , venne ferito al torace con colpi di arma da fuoco esplosi da due persone con il volto travisato da caschi, giunte a bordo di uno scooter, mentre si trovava fuori dal negozio gestito insieme al padre,  in via XX Settembre a S. Nicola La Strada.

 

Dalle indagini emergeva che  il movente del delitto era da ricondursi alla storica contrapposizione tra i due clan ed in particolare alla circostanza che Franco CORTESE si era reso  protagonista di una richiesta estorsiva in danno di un imprenditore edile,  impegnato nella realizzazione  della piscina comunale di S. Nicola La Strada, che già pagava il pizzo ai QUAQQUARONI.

 

Si accertava che il mandante del delitto era stato  Andrea LETIZIA, mentre gli esecutori materiali   Michele MAIETTA e Mario RUSSO, poi divenuto collaboratore di giustizia, che materialmente aveva esploso i colpi di pistola.

 

In quel periodo Andrea LETIZIA, legato da vincolifamiliari ai QUAQQUARONI, dopo la scarcerazione nel 2002, aveva assunto la reggenza del clan, anche per la contestuale detenzione dei cugini Achille e Pasquale PICCOLO, avviando una strategia criminale piu’ aggressiva per riaffermare l’ egemonia del clan PICCOLO, culminata  proprio con il tentato omicidio di Franco CORTESE e in una serie di atti intimidatori e danneggiamenti di matrice estorsiva, su suo mandato, e tra questi il danneggiamento, con una bomba carta, di un ristorante di  Capodrise(CE) nel 2009  e di analoghi attentati contro una concessionaria di Casagiove (CE) e un negozio di Marcianise (CE).

 

La Polizia di Stato ricostruiva numerosi episodi estorsivi  di esponenti del clan PICCOLO,  tra il 2009 ed il 2010, nei confronti di  imprenditori e commercianti , sintomo di una decisa ripresa delle attività  criminali, a fronte del   declino  del gruppo camorristico dei  BELFORTE minato da numerose operazioni di polizia giudiziaria ed un tempo federato alla N.C.O. di Raffaele CUTOLO.