Inchiesta Cpl Concordia. Schiavone (PSI): “Non ho mai dubitato del dottor Angelo Reccia, mio docente politico”

(Valentina Sorrentino) Riceviamo e pubblichiamo la dichiarazione di Raffaele Schiavone, militante del PSI ed ex segretario dei Gd di San Cipriano D’Aversa, in merito all’inchiesta Cpl Concordia:

“La sentenza emessa dal tribunale di Napoli Nord, riguardante l’inchiesta Cpl Concordia vede l’assoluzione, perché il fatto non sussiste, di vari personaggi di tutto rispetto come il due volte primo cittadino di San Cipriano d’Aversa, ovvero il Dottor Angelo Reccia.

Personalmente – continua Schiavone – non ho mai dubitato di un benché minimo coinvolgimento da parte del dottor Angelo Reccia, che considero mio ‘docente politico’ oltre che caro amico.
Con Angelo, ho condiviso (restando sempre sulla medesima lunghezza d’onda) intense battaglie all’interno della sezione locale PD di San Cipriano d’Aversa, dove lui era segretario di circolo ed io responsabile dei giovani democratici.
Da socialista – conclude Schiavone – auspico il ritorno di un centrosinistra efficiente, sia a livello provinciale che non, e da oggi in poi un maggior coinvolgimento nelle vicende politiche, da parte di una persona esperta e appassionata dell’arte politica, come il dottor Angelo Reccia.”

Summit di camorra tra tre clan, i ruoli degli indagati

MONDRAGONE/CASAL DI PRINCIPE. Diversi sono i ruoli delineati dal gip nell’ordinanza di custodia cautelare notificata nei giorni scorsi a 19 persone ritenute vicine ai clan camorristici di Sessa Aurunca, Casal di Principe e Mondragone.

 

All’associazione mafiosa partecipavano Vincenzo Gallo, in qualità di rappresentante del clan Esposito, egemone in Sessa Aurunca, presiedeva tutte le riunioni di camorra svoltesi a Mondragone in cui venivano definiti i termini del patti conclusi con il clan dei Casalesi e stabilite le modalità di suddivisione dei profitti con i clan alleati. Giuseppe Perfetto ed Americo Di Leone erano presenti in quanto esponenti apicali del clan Fragnoli-Pagliuca, dirigevano l’organizzazione, programmando e realizzando le estorsioni nonchè la distribuzione dei profitti.

 

 

Tutti gli altri partecipavano ai summit di camorra a Mondragone fornendo apporto decisionale alle deliberazioni delle cosche. Così Giuseppe Vellucci rappresentava lo zio Giuseppe Perfetto, quando questi non era presente, Tommaso Della Valle era il referente della zona di Falciano del Massico e si adoperava per la realizzazione dell’accordo concluso con i Casalesi, Antonio Ettore Patalano forniva abitazioni nella sua disponibilità dove gli indagati si riunivano e faceva da tramite con Renato Reccia, facendosi latore di informazioni e messaggi da recapitare ad altri componenti del clan

Schiavone, tensione con gli alleati: “I mondragonesi mi dovrebbero baciare le mani”

MONDRAGONE/CASAL DI PRINCIPE. Delle numerose conversazioni dalle quali e’ emersa la nuova alleanza tra il clan dei Casalesi e i Mondragonesi, gli investigatori hanno dato particolare importanza a quella tra Renato Reccia e Francesco Schiavone “dove e’ lo stesso Reccia – si legge nell’ordinanza firma dal gip Eduardo De Gregorio – a qualificare il livello criminale dei suoi interlocutori mondragonesi e, in generale, del suo circuito relazionale”.

 

L’intercettazione e’ del 28 dicembre del 2012; i due dopo un lungo colloquio su una diatriba tra altri due esponenti del gruppo, uno affiliato ai Casalesi, l’altro ai mondragonesi, risolta grazie all’intervento di Carmine Schiavone, figlio del boss Francesco detto ‘Sandokan’, iniziano a parlare proprio dei mondragonesi: “Tutti i grossi la’… dove andiamo noi – dice Reccia – a me sotto tutti cosi’… a mastri .. stanno ricercati questi qua, tutti quanti questi… quando successe la tarantatella… dove stavo io la … i mondragonesi mi dovrebbero baciare le mani tutti quanti”.

 

 

Gli investigatori hanno raccolto nuovi dati sui rapporti dei due con i gruppi di Mondragone e Sessa. Infatti, il 7 gennaio 2013, conclusa la riunione con i mondragonesi ed i sessani nell”abitazione di via Eduardo Scarpetta a Mondragone della madre di un affiliato, Reccia e Schiavone commentano quanto poco prima discusso.

 

“Bannito e’ uno scemo (si riferiscono ad Aldo Cristiano, altro indagato, ndr.) – dice Reccia – noi la potevamo prendere un nome. Vendevano il cemento, lo dovevano truffare 400.000 euro ed era fatta, solo cosi gli potevano togliere i soldi sotto”. “Ci ha rotto ora”, risponde Schiavone che chiede a Reccia se “ha detto qualcosa di buono per quel fatto li” e Reccia risponde: “No, ha detto che le carte…”